In Ginocchio Davanti Alla Bandiera

Il 2016 segna mezzo secolo dall’inizio della vicenda che avrebbe costretto Muhammad Ali a quasi 3 anni di stop forzato. Il segregazionismo in senso stretto è un capitolo chiuso da decenni, ma non si può dire lo stesso delle discriminazioni razziali su cui si basava, tanto che le plateali proteste civili da parte di un altro noto atleta con motivazioni analoghe a quelle del pugile del Kentucky lo condurrà a un simile destino di emarginazione. Dal punto di vista del valore sportivo, Colin Kaepernick non è paragonabile al leggendario campione dei pesi massimi. È un buon quarterback, e quello che è riuscito a dimostrare nel corso della sua carriera nella NFL lo colloca nell’elenco degli atleti che difficilmente si trovano senza un posto da titolare. Non sembra essere ai livelli di campioni come Joe Montana o Tom Brady, e nemmeno …

Una Farfalla In Un Barattolo

Quando nel 2016 le agenzie di stampa diffusero la notizia della morte di Muhammad Ali, l’unanimità del cordoglio e le celebrazioni della sua grandezza atletica raccontarono una storia di consenso e di apprezzamento in apparenza senza dissensi. Ma come spesso accade nel caso di quei personaggi che non si sono sottratti a polemiche e controversie, nei cori di lodi di questa folla indistinta si nascondono anche le voci di quanti non la pensavano allo stesso modo quando queste figure erano all’apice della loro popolarità o, più in generale, di coloro che dei detrattori condividono le opinioni. L’unanimità della celebrazione è un colpo di spugna sugli aspetti più spigolosi e polarizzanti e, soprattutto, sulle ragioni che in altri tempi avevano attirato forme di astio per nulla trascurabili. L’adesione alla Nation of Islam e la scelta di cambiare nome per ragioni storiche …