State Zitte e Cantate

Nel 2003, le Chicks (note fino a poco tempo fa come Dixie Chicks) erano all’apice della loro carriera. Già da tempo la loro miscela di country pop e bluegrass riusciva a scalare le vette delle classifiche non solo nell’ambito del loro genere musicale ma anche in quelle generali, e non solo all’interno dei confini statunitensi. Di solito, le produzioni country faticano a uscire dagli Stati Uniti, tanto che gruppi e artisti in grado di vendere milioni di copie in patria possono risultare pressoché sconosciuti all’estero. Ma il gruppo formato da Natalie Maines e dalle sorelle Emily Robison e Martie Maguire era riuscito a entrare nel ristretto club delle eccezioni, tanto che nel giro di pochi anni il trio era diventato una delle band femminili più popolari di tutti i tempi, e riusciva a totalizzare il tutto esaurito ai concerti anche in occasione delle date al di fuori della loro terra natale. Quello stesso anno, mentre loro erano impegnate nel tour internazionale in supporto dell’album Home uscito l’anno prima, il loro paese, sotto la guida del presidente George W. Bush, aveva intrapreso un’azione militare contro l’Iraq di Saddam Hussein. Secondo la motivazione ufficiale, il tentativo da parte di questo di dotarsi di armi di distruzione di massa avrebbe rappresentato un pericolo per la pace e la stabilità della comunità internazionale. Ma nonostante ai tempi i sostenitori dell’intervento armato affermassero di poter dimostrare che si trattava di un pericolo concreto, le prove non furono mai esibite. In tutto il mondo, le piazze delle città vedevano manifestazioni di protesta in cui si contestava quella che era considerata un’aggressione militare che nulla aveva a che vedere con la pace. E le strade e le piazze dell’Inghilterra, dove le Chicks si sarebbero esibite in alcune date del loro tour europeo, non erano un’eccezione.

All’inizio dell’anno, ancora prima dell’inizio del tour vero e proprio, nel corso della prima data promozionale che si teneva a Londra quando era ormai chiaro che l’intervento militare sarebbe iniziato nel giro di pochi giorni, Natalie Maines prese la parola per dichiarare in pubblico che anche loro erano contro quella guerra, contro la violenza, e che provavano vergogna per il fatto che il presidente degli Stati Uniti fosse originario del Texas come loro. Nel giro di poco tempo, la notizia della presa di posizione anti-bellica raggiunse i media americani, attirando l’attenzione del pubblico country. Anche altri noti artisti avevano preso posizione in pubblico contro la guerra, dai R.E.M. ai Beastie Boys, da Madonna a George Michael e innumerevoli altri, ma quello che fece la differenza nel caso delle Chicks fu che loro furono tra le poche voci a esprimersi in tal senso nell’ambito della country music. Si potrebbe dire le uniche, se si restringe il cerchio alle figure più popolari del genere. Composto in larga parte da persone di destra, repubblicani e conservatori, il pubblico delle radio country era schierato a favore dell’intervento armato e della “Guerra al Terrore”, e per questo motivo le tre texane si trovano a fronteggiare attacchi durissimi, boicotaggi, insulti e minacce.

Nonostante l’enorme popolarità, le loro canzoni sparirono dalle rotazioni radiofoniche sulle stazioni country. Per quest’ultime, trasmetterle significava come minimo trovarsi sommerse di email e telefonate di protesta. E per motivazioni analoghe, dato il livello di controversie che circonda il gruppo, la Lipton si ritira dalla sponsorizzazione ufficiale del tour. Alcune radio mettono al di fuori della propria sede bidoni della spazzatura destinati a raccogliere i CD delle texane e, in una versione moderna dei roghi di eretici, folle di fan delusi si riuniscono per calpestarli e distruggerli. Proprio come in quelle immagini di fanatici religiosi che incendiavano bandiere a stelle e strisce e che venivano utilizzate per presentare all’opinione pubblica la minaccia rappresentata da un odio concreto e feroce. In altri casi, magari ritenendo le violente pedate una misura inadeguata o troppo faticosa, c’erano altri che ammassavano i CD delle Chicks insieme a quelli di altri artisti che avevano preso posizione contro la guerra affinché trattori o altri mezzi pesanti potessero frantumarli tutti insieme passandoci sopra. Pochi giorni dopo l’esplosione del caso, Natalie Maines rilascia un comunicato nel quale si scusa per aver mancato di rispetto al presidente e cerca di spiegare e contestualizzare la sua affermazione. Ma non si tratta di una retromarcia vera e propria, dato che nel complesso ribadisce la posizione di contrarietà alla guerra da parte del gruppo. E in ogni caso, questo tentativo di abbassare i toni non sortisce alcun effetto, anche perché appare evidente che il problema in realtà è un altro: una parte del pubblico non è disposto ad accettare che le tre abbiano espresso un’opinione che non condividono. Agli occhi del pubblico conservatore, è come se le tre si fossero trasformate da brave ragazze americane in punk offensive e provocatorie. E quando un paio di mesi dopo apparirono sulla copertina di Entertainment Weekly nude con addosso solo delle scritte che rimandavano alla polemica (“Libertà di Parola” e “Pace” contro “State Zitte!”, “Dixie Troie”, “Angeli di Saddam”, “Bocche Larghe” e “Traditrici”), e presero la parola per rispondere ai detrattori, il consenso attorno al gruppo si polarizzò ancora di più: da un lato chi le stima e apprezza anche per questo, e dall’altro quanti ritengono che non dovrebbero esprimere le loro opinioni ma limitarsi a cantare. La copertina del giornale diventerà anche copertina del documentario Shut Up And Sing (“state zitte e cantate”) che racconta la vicenda.

L’aspetto paradossale della vicenda è che il gruppo viene messo alla gogna proprio per essersi mossa all’interno degli spazi offerti da forse la più importante tra quelle libertà che la guerra contro l’Iraq avrebbe dovuto proteggere dagli attacchi di fanatici e terroristi. Non a caso, sulla locandina del documentario si afferma con amara ironia il concetto secondo cui “la libertà di espressione va bene fintanto che non la usi in pubblico“. Anche se in futuro sarà evidente come in Iraq non fossero presenti armi di distruzioni di massa e siti finalizzati alla loro produzione che giustificassero un’invasione armata, ai tempi furono accusate di essere “ignoranti” e di non sapere “di cosa stanno parlando” da politici e da organi d’informazione eccitati per l’imminente dimostrazione di forza militare. E lo stesso presidente Bush si espresse sulla vicenda aggirando la questione e affermando che il gruppo era libero di dire ciò che pensa e che la libertà di espressione prevede anche che non debbano risentirsi se la gente non compra i loro CD. Ma il punto qui non erano le copie vendute, erano i boicottaggi e le intimidazioni (a volte tali da attirare l’attenzione dell’FBI) che miravano a mettere a tacere la loro libertà di esprimersi e di rapportarsi senza timori con quella parte di pubblico che inceve continuava ad apprezzarle, e che oltre ai loro guadagni minacciava quelli delle decine di tecnici e operatori vari che accompagnano un gruppo in tour del loro livello e che di certo non sono star ricche e strapagate. Infatti, nonostante le date del tour totalizzassero un tutto esaurito dopo l’altro, le radio continuavano a non trasmettere la loro musica perché, come dichiarava il direttore dei programmi di una delle principale radio country di San Antonio, in quel periodo nessun altro artista causava una reazione a base di lettere d’odio e telefonate rabbiose come loro, nemmeno Marilyn Manson.

E mentre Toby Keith gonfiava il petto di machismo guerrafondaio e denigrava Natalie Maines esibendo nei suoi concerti un fotomontaggio, orrendo a partire dalla realizzazione, in cui si vedeva Saddam Hussein abbracciare la voce solista delle Chicks – senza andare incontro a nessun tipo di reazione e senza che nessuno gli dicesse di stare zitto e cantare – questa affrontava il palco anche in luoghi dove l’attenzione delle forze dell’ordine era al massimo perché una particolare minaccia di morte era considerata da prendere molto sul serio. La frattura con l’ambiente country era pressoché totale, tanto che per realizzare il successivo Take The Long Way si trasferirono a Los Angeles per lavorare con Rick Rubin. L’album era uno dei loro lavori migliori, fu un successo di vendite e  premiato con il Grammy per l’Album dell’anno, ma anche in questo caso la loro musica continuava a non passare nelle stazioni country. Questa volta non senza una certa responsabilità da parte del gruppo, perlomeno se si considera che con il singolo Not Ready To Make Nice ritornava in modo molto chiaro e diretto sulla vicenda con un’attitudine e un’immediatezza ben più vicine a un rabbioso punk-rock che non al classico storytelling country. Passeranno anni prima di un’apertura e una riappacificazione. E comunque non prima del crollo della popolarità del presidente Bush a seguito del riconoscimento pubblico dell’invasione dell’Iraq come un errore, e all’ammissione che non c’era mai stata alcuna prova della necessità di un intervento armato dato che non è mai stata rinvenuta alcuna arma di distruzione di massa.