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Kynodontas – Yorgos Lanthimos

Kynodontas è la dimostrazione di come non sia in alcun modo necessario mostrare violenze efferate per portare sullo schermo la metafora di un potere oppressivo. Anzi, sotto l’apparenza di un’estrema sobrietà formale, il regista greco esibisce una raggelante lettura del rapporto con il potere nelle società moderne che muove i propri passi da un’ambientazione assimilabile al panoptismo di cui parlava Michel Foucault in Sorvegliare e Punire, per arrivare a rappresentare all’interno di un microcosmo famigliare gli elementi centrali della letteratura distopica novecentesca (1984 e Faranheit 451 sopra tutti). Realizzato con un budget decisamente limitato, Kynodontas si svolge quasi interamente all’interno della villa nella quale una coppia di genitori tiene reclusi i propri tre figli facendo sì che non escano dai confini che circondano il giardino: due ragazze ed un ragazzo di cui non è nota l’età ma che comunque, al di là del comportamento infantile, sono vicini all’età adulta. Lanthimos non fa nessuna concessione alla demagogia o al didascalismo. Adottando uno stile estremamente statico, la storia viene mostrata attraverso una galleria di piani fissi che immortalano la staticità della dimensione entro la quale si trovano a vivere i tre ragazzi. Una staticità perfettamente incarnata dalle interpretazioni dei ragazzi, impacciati nei movimenti e volutamente piatti e monotoni a livello di espressione linguistica, nonché da una scelta degli arredamenti interni scialba e datata. Solo in un paio di occasioni il regista abbandona tale forma per lasciare che la macchina da presa si muova liberamente ed accompagnare gli attori sulla scena. E sono proprio le rare volte in cui per qualche motivo una sorta di momentanea libertà riesce a penetrare all’interno del mondo chiuso della villa. Una di queste occasioni è rappresentata semplicemente dal divertirsi dei ragazzi giocando a mosca cieca: con gli occhi bendati, i tre ridono e si divertono nel giardino della casa, evidenziando così come il regime coercitivo che li controlla non si basa semplicemente su ciò che viene loro nascosto o vietato, ma soprattutto su tutto ciò che viene mostrato loro. E’ bendandosi per giocare, cioè proteggendo i loro sguardi dal mondo che i genitori hanno costruito attorno a loro, che i tre ragazzi riescono ad avere un assaggio di libertà. Infatti il controllo che i genitori esercitano su di loro non si basa su prigioni, catene o coercizioni violente, ma sull’educazione: i ragazzi non escono dal cancello che ogni giorno il padre attraversa con la macchina non perché qualcosa lo impedisce fisicamente, ma semplicemente perché sono stati educati così.

In conformità con l’impostazione orwelliana del regime domestico, il controllo genitoriale non si esercita tanto sull’imposizione di proibizioni esplicite, ma sul controllo del mondo dei figli, su una manipolazione che ha lo scopo di neutralizzare e gestire tutto ciò che potrebbe concretizzarsi in un elemento di disturbo. A partire dal linguaggio, che viene costantemente ricondotto entro i confini di una neolingua domestica, le parole che potrebbero far sorgere problemi non vengono vietate, ma piuttosto associate ad oggetti che i figli possono facilmente rinvenire entro i confini del loro microuniverso: “mare” significa una poltrona in cuoio, “autostrada” è un vento molto forte, “zombie” è un fiorellino giallo, “fica” una lampada mentre la vagina è “tastiera”, e così via. Ma nessun linguaggio, inteso come mero insieme di termini, riesce da solo a costituire un orizzonte vivibile se non viene inserito all’interno di una narrazione, ed è qui che intervengono i kynodontas, i denti canini, dalla cui caduta dipende la possibilità di avventurarsi all’esterno della villa. Infatti le condizioni per uscire dai confini domestici sono due: la caduta di un canino e l’utilizzo della macchina per allontanarsi da casa senza pericoli. Una volta perso un canino (desto o sinistro, non importa quale) il corpo diventa pronto per affrontare i pericoli che ci sono all’esterno, ma per poter affrontare tutto questo in sicurezza è necessario utilizzare l’automobile, che invece potrà essere utilizzata solo dopo che il dente perso sarà ricresciuto. Non solo i genitori si mettono al riparo da eventuali richieste di uscire legando la possibilità di farlo ad un evento remoto come la perdita di un canino, ma rinforzano il tutto associandolo ad un secondo evento impossibile (la ricrescita di un dente).

All’interno di questo mondo, tutto è regolamentato, incluso il sesso e, soprattutto, qualsiasi forma di intrattenimento. Per tenere a bada eventuali pulsioni da parte del maschio, periodicamente il padre porta a casa Christine, l’unica figura esterna a cui è permesso entrare all’interno di questa realtà (nonché unico personaggio ad avere un nome). Addetta alla sicurezza nell’azienda dove lavora il padre, Christine viene periodicamente condotta in casa e pagata per avere rapporti sessuali con il figlio. Ma si tratta di una sessualità puramente meccanica, totalmente priva di passione o desiderio, e perciò perfettamente in linea con quell’apatia che costituisce lo sfondo dell’apparente armonia che vivono quotidianamente (anche perché la donna si rivela essere una lesbica più interessata alla sorella che non al ragazzo). E sarà in una delle sue visite che Christine, involontariamente, andrà ad incrinare il fragile equilibrio della famiglia cedendo alla figlia maggiore, in seguito ad un ricatto da parte di questa, delle videocassette. Infatti, essendo tutta la realtà dei figli costruita sulla base di una narrazione concepita e portata avanti dai genitori, il pericolo maggiore è rappresentato da altre narrazioni che potrebbero stimolare l’immaginazione dei figli. Dentro casa c’è un televisore ed un videoregistratore, ma questi vengono utilizzati per consolidare l’autoreferenzialità della realtà domestica. Uno dei passatempi più graditi in famiglia consiste infatti nel vedere tutti assieme dei filmini che sono stati girati all’interno della casa stessa; non si tratta di finzioni o messinscene , ma di semplici riprese di momenti di vita famigliare e che vanno a formare la memoria storica dei ragazzi, i quali a loro volta le guardano rapiti, recitando le battute in tempo reale. Si tratta di una sorta di archivio giornalistico di filmati collezionati in vari periodi ed occasioni che fissano su nastro la realtà della famiglia.

Ben presto i genitori si renderanno conto, semplicemente ascoltando la figlia maggiore ed osservandone il comportamento, che qualcosa è intervenuto dall’esterno ad aprire delle crepe in quel muro virtuale che hanno costruito e che cercano di rinforzare giorno dopo giorno. Il risultato sarà l’interruzione violenta di qualsiasi rapporto con Christine e l’affidamento del compito che questo svolgeva ad una delle due figlie; ma anche in questo caso il coito incestuoso viene mostrato in tutta la sua apatia e meccanicità, tanto privo di violenza quanto di desiderio. E come i genitori, anche lo spettatore, pur senza vedere le videocassette o cosa c’era registrato sopra, capisce di cosa si trattava: semplici film che la figlia maggiore cita o di cui ripete alcune sequenze. All’interno di un contesto totalmente privo di storie alternative a quella costruita dai genitori, film come Rocky, Lo Squalo e Flashdance hanno un valore assolutamente dirompente, tanto che la loro visione diventa per la figlia maggiore (unica spettatrice)  l’attraversamento di un punto di non ritorno. Proprio come i libri per il Montag di Faranheit 451, così i film che vede la figlia maggiore in Kynodontas rappresentano una scoperta, una via d’uscita dalla prigione totalitaria (mentale prima ancora che fisica) all’interno della quale intuisce di essere rinchiusa. Questo è il motivo per cui il film di Lanthimos non è solo un atto d’accusa verso un potere totalitario, ma è anche un atto di amore nei confronti del cinema, di un’arte il cui valore può andare ben oltre l’intrattenimento, anche quando un film si presenta come privo di intenzioni particolarmente intellettuali. Kynodontas si tiene costantemente lontano da qualsiasi denuncia scandita in faccia allo spettatore, non un solo momento nella sceneggiatura viene utilizzato per spiegare la metafora o per indirizzare la lettura che è possibile fare delle vicende mostrate. Ed allo stesso tempo i film che incrinano l’equilibrio della figlia non sono film che potrebbero essere associati a significati di denuncia o a contenuti sociali in generale; si tratta di noti blockbuster di grande successo che vengono normalmente considerati come mero intrattenimento. Interpretando il cinema come un mezzo che mostra ciò che vuole esprimere, senza necessità di spiegarlo, Kynodontas ne rivendica quel potenziale rivoluzionario che Faranheit 451 attribuiva ai libri. Al posto di Rocky, Lo Squalo e Flashdance avrebbero potuto esserci innumerevoli altri titoli, e la storia non sarebbe minimamente cambiata. Perché come per Montag l’importanza del libro che legge non dipende dal valore del testo, così in Kynodontas non contano i film in sé o le storie che vengono mostrate: in entrambi casi la loro importanza trascende i dettagli delle storie, il loro valore si manifesta nell’apertura di un’alternativa, di un mondo ed una vita diverse da quelle dello spettatore.

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