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Warren Ellis – Con Tanta Benzina in Vena

Come altri suoi colleghi prima di lui, anche Warren Ellis si avventura nel territorio del romanzo con alle spalle un più che lodevole curriculum a base di storie per fumetti. Ed anche nel suo caso, affondando i denti nella lettura è possibile vedere delinearsi, dietro quelle parole senza immagini, le stesse idee che si agitavano nelle produzioni precedenti. Il nucleo espressivo, il cuore della narrazione, è sempre lo stesso: la storia raccontata in questo romanzo ha il profilo di un fumetto senza immagini in modo analogo a come molti dei suoi lavori come autore di comics si adagiavano comodamente in un territorio riconducibile ad una sorta di romanzo illustrato. I tratti che lo hanno reso celebre come autore di fumetti ritornano con rinnovata forza all’interno della dimensione romanzesca. La sua è una scrittura veloce ed essenziale, a tratti scarna, che prende le mosse da semplici e solide fondamenta per poi lanciarsi attraverso una galleria di trovate bizzarre e stupefacenti. Con Tanta Benzina in Vena è come un mezzo di trasporto lanciato ad alta velocità attraverso un Paese delle Meraviglie in salsa freakshow: non può rallentare la sua marcia perché soffermare lo sguardo troppo a lungo su un particolare significherebbe perdere la visione d’insieme formata dalla totalità nel suo sfrecciare. Il genere all’interno del quale costruisce la sua storia è facilmente riconducibile ad un hard boiled cinicamente disilluso nel quale gli argomenti possono essere crudi ma vengono narrati privi di risvolti machisti o del compiacimento da vigilante:  animato dalla prima all’ultima pagina di un umorismo dissacrante, il racconto non compie mai l’errore di prendere sul serio sé stesso. Il che non significa che si tratta di un puro divertissment, quanto piuttosto che la serietà del tema trattato non si trasforma mai in seriosità del narrare o, peggio, didascalismo professorale. Data la problematicità dei temi sollevati dalla sua storia, Ellis si guarda bene dal fornire facili risposte sotto forma di prediche e sermoni, fa al lettore esattamente quello che fa al suo protagonista: lo mette davanti alla scelta su quale posizione prendere.

Il protagonista della storia, Michael McGill, è lo stereotipo, a tratti caricaturale, del detective hard boiled: è solo, squattrinato, beve, ha una storia d’amore fallimentare alle spalle i cui segni si ripercuotono sul suo presente, e così via. Ma rispetto a tutti i suoi colleghi ha una caratteristica particolare che attira l’attenzione del Governo degli Stati Uniti per portare a termine una missione dove tutti in passato hanno fallito: è una sorta di magnete umano per le stronzate e le situazioni assurde in generale. E così, attraverso la mediazione di un inquietante Capo di Gabinetto eroinomane, il Governo gli farà un’offerta che non potrà rifiutare e lo porterà ad avventurarsi in ambienti e situazioni che, una bizzarria dopo l’altra, avranno lo scopo di condurlo al termine della sua missione. Con l’affettuosa collaborazione della sensuale e libertina Trix Holmes, il compito che McGill si impegna a portare avanti consiste nella ricerca e nel recupero di un oggetto che il Governo considera fondamentale per la vita del Paese: la vera copia della Costituzione degli Stati Uniti, smarrita da Richard Nixon in un bordello, la cui perdita viene considerata come la causa del progressivo decadere dei valori americani e conseguentemente della società in generale.

Con ben vivo nella mente il fresco ricordo del suo ultimo incarico che l’ha portato a cogliere un gruppo di uomini impegnati nel fare sesso tantrico con degli struzzi, McGill inizia un lungo viaggio attraverso una galleria di situazioni e personaggi bizzarre e stravaganti: gli appassionati del Godzilla Bukkake (la pratica che vede gli adoratori del mostro giapponese masturbarsi mentre osservano su un grande schermo spezzoni rimontati di film giapponesi), i portieri d’albergo vestiti da ninja, gli omosessuali palestrati che si divertono ad iniettarsi soluzioni saline nei testicoli per aumentarne le dimensioni, l’educato serial killer che racconta le proprie gesta durante un viaggio in aereo, il produttore di porno su internet che utilizza i propri mezzi per veicolare informazioni anche riservate, i transessuali che organizzano party a base di silicone, e così via. E non ultima tra tutte le assurdità, la missione stessa del detective: trovare la vera Costituzione degli Stati Uniti la quale, a differenza di quella in vigore che sarebbe solo un doppione, contiene i ventitre Emendamenti Invisibili contenenti il vero intento alla base della società americana.  Si tratta di  un piccolo volumetto scritto a mano che, si dice, è stato rilegato con la pelle di un’entità extraterrestre che aveva tormentato per sei giorni il culo di Benjamin Franklin durante un suo viaggio a Parigi, e che avrebbe il potere di resettare la mente di chiunque sia fisicamente presente ove viene letta, ripulendola dalle devianze e ripristinando i valori sui quali è stato fondato il Paese.  Perché alla fine è proprio attorno a questo punto che è costruito il libro: il conflitto tra i vecchi valori e le nuove devianze. Si tratta di una lotta non solo rappresentata dallo scontro più o meno diretto tra le bizzarre pratiche di cui sopra e i vecchi valori che vorrebbe ripristinare il governo, ma anche dal conflitto tra le antitetiche visioni del mondo che guidano l’agire degli stessi protagonisti: da un lato Mike, un uomo tutto sommato all’antica, malgrado tutto cerca una situazione stabile nella quale godersi pace e tranquillità, e dall’altro Trix, moderna ed incuriosita dalle stranezze, sempre alla ricerca di novità e cambiamenti, tanto da provare entusiasmo nei confronti di situazione verso cui il detective assieme a lei prova un’esasperazione che rasenta la depressione. A titolo d’esempio, l’iniezione di soluzione salina nei testicoli che Mike affronterà estremamente controvoglia è una pratica alla quale invece Trix si sottoporrà entusiasticamente, che divertita si farà gonfiare provvisoriamente le grandi labbra.

Ma come si addice allo stile dell’autore, non è un libro che sale in cattedra per far cadere dall’alto sullo spettatore spettatore o riflessioni preconfezionate sulla decadenza dei tempi e simili. Non solo non è un libro che non vuole impartire lezioni di morale o valori, ma allo stesso tempo sembra voler mettere in guardia nei confronti di chiunque voglia spingersi all’interno di un simile territorio. Ogni volta che Trix e Mike cominciano a discutere sull’opportunità o meno di far arrivare nelle mani del governo statunitense un oggetto dotato di una simile potenza, le argomentazioni che entrambi presentano si rivelano estremamente superficiali, a volte quasi infantili, come se Ellis volesse far scattare una sorta di campanello d’allarme sul fatto che qualcuno possa effettivamente decidere della moralità altrui. E se si considera che il politico che gli ha fatto la richiesta è un cinico eroinomane, l’allarme di cui sopra suona ancora più forte. Anche perché ciò che i valori fondanti della Costituzione segreta dovrebbero ripristinare non riguarda tanto il crimine o il rapporto con la legge (per quello bastano già le leggi dello Stato e gli organismi preposti alla sorveglianza ed al controllo), quanto piuttosto la morale privata dei cittadini. Il paradosso che presenta la narrazione di Ellis riguarda un paese nel quale esistono abissi tra le fasce alte e quelle basse della popolazione, nel quale le armi sono facilmente reperibili e con altrettanta facilità circolano, e nel quale contemporaneamente la preoccupazione principale del Capo di Gabinetto sembra riguardare il privato dei cittadini. Che si tratti del detective squattrinato perseguitato dalla sventura o del potente politico con una passione per l’eroina, è accettabile che delle persone si arroghino il diritto di stabilire a quali valori dovrebbe conformarsi una comunità? Sarebbe veramente preferibile una società nella quale la promiscuità libertina e le più fantasiose espressioni di una sessualità vengono cancellate in nome di una moralità fondata su vecchi valori appartenenti ad un passato idealizzato? Chiaramente Ellis prende posizione in merito, ma ciò che veramente è fonte di riflessione non è tanto la risposta che viene offerta, quanto il formulare la domanda.

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