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La Notte del Giudizio – James DeMonaco

lanottedelgiudizioUno dei fattori che si trovano alla radice della paura dei regimi autoritari è l’idea che un uomo solo possa disporre di un potere assoluto. L’eventualità che un simile ruolo possa essere ricoperto da una brava persona, da qualcuno desideroso di fare del bene, di contribuire al progresso e al benessere comune, è trascurabile al punto tale da non essere presa in considerazione. Come se nessun individuo dotato di buone intenzioni potesse arrivare ad occupare un posto di comando. Oppure, forse, come se ci fosse la diffusa consapevolezza secondo cui nessun uomo potrebbe essere considerato abbastanza buono da non rappresentare un pericolo per i suoi simili. Il rispetto della legge appare quindi proporzionale in modo diretto alla paura di pene e condanne, come il fare del bene all’impossibilità di mettere in atto tutti i propri desideri.  Perciò, a partire dal simili premesse, segue che la stessa democrazia non sarebbe altro che la condivisione del potere tra una moltitudine di potenziali dittatori, in cui la maggioranza che condivide principi e valori afferma sé stessa opprimendo le minoranze non omologate. Altrimenti quale altro principio potrebbe spingere interi gruppi di persone di diversa estrazione culturale e ceto sociale ad attivarsi contro il riconoscimento delle unioni tra omosessuali? Oppure perché ostacolare il desiderio di una coppia di affidarsi a sistemi di procreazione artificiali qualora sia stata accertata l’impossibilità di avere figli in modo “naturale”? E ancora, un obiettore di coscienza che ostacola il diritto – riconosciuto dalla legge – di una donna ad abortire non è forse un piccolo tiranno che utilizza il proprio ruolo nella società per ostacolare le legittime scelte altrui? Questi sono solo alcuni casi esemplari presi tra tutti gli innumerevoli in cui persone o gruppi agiscono utilizzando i propri diritti per limitare quelli altrui. Proprio come coloro che vorrebbero interdire l’accesso a zone della “loro” città a chi non è vestito in modo consono, o coloro che chiedono la chiusura di programmi televisivi perché offendono la “loro” sensibilità.

Una maggioranza di potenziali dittatori eterosessuali si oppone a che anche le minoranze con orientamenti diversi possano avere accesso a quei diritti derivanti da un riconoscimento legale; diritti ai quali loro stessi mai rinuncerebbero. Poi, altri che non esitano un solo istante ad affidarsi ai moderni ritrovati della medicina per curare se stessi ed i propri figli diventano fieri difensori della natura e delle sue leggi quando la scienza offre ad altri possibilità di cui loro non necessitano, come appunto un aiuto per procreare. Ed altri ancora, che magari considerano naturale utilizzare contraccettivi e fare sesso anche a scopo solo ricreativo, si scoprono alfieri della parola divina quando si tratta di contrastare il diritto di una ragazza all’interruzione di gravidanza. Piccoli eserciti di individui autoritari si impegnano affinché minoranze di cui non approvano le scelte e i desideri non possano accedere a quei diritti di cui loro considerano naturale godere, perlomeno quando si tratta di loro stessi. Ma cosa succederebbe se ogni tanto la legalità fosse sospesa e tutti potessero affrontare le questioni che non gradiscono in modo radicale, magari dando libero sfogo ai propri impulsi criminali senza temere reazioni da parte delle istituzioni?

Negli Stati Uniti del 2022, la disoccupazione è all’1% e la criminalità è pressoché inesistente. E’ un risultato che i nuovi Padri Fondatori hanno ottenuto stabilendo un periodo di 12 ore chiamato “Lo Sfogo” (The Purge), una ricorrenza annuale nel corso della quale i cittadini possono fare quasi tutto ciò che desiderano senza temere reazioni da parte delle istituzioni. Nel corso di questa notte gli unici divieti riguardano la possibilità di aggredire funzionari di “livello 10” e di fare uso di armi da guerra di grande calibro. Tutto il resto, dalle rapine alle torture, dagli stupri agli omicidi, è legale. James Sandin (Ethan Hawke) e sua moglie Mary (Lena Headey) vivono nella loro lussuosa villa in un quartiere residenziale assieme ai figli Zoey e Charlie. Lui è un uomo di successo che ha fatto affari d’oro vendendo sistemi di sicurezza residenziali. E quando alle 7.00 di sera suona la sirena che segna l’inizio della notte di “purificazione” attiva tutti i sistemi di cui la casa è fornita per blindare la propria famiglia all’interno e garantirne l’incolumità. Ma nonostante tutte le migliori intenzioni dei coniugi Sandin, la violenza irromperà anche all’interno delle loro mura domestiche. E tutti i loro tentativi di razionalizzare la pratica elogiando i benefici che ha portato alla collettività naufragano in un mare di astio e ferocia.

Portando a livelli iperbolici i 2 Minuti di Odio raccontati da Orwell in 1984, James DeMonaco si addentra nelle dinamiche della società moderna attraverso una rappresentazione che sacrifica linearità narrativa e approfondimento psicologico in favore di caratterizzazioni vicine a quelle della Commedia dell’Arte. Come accade molto spesso in ambito fantascientifico, la rappresentazione di un futuro immaginario non è altro che uno strumento per raccontare qualcosa del presente. E in questo caso non si tratta della violenza del mondo del crimine o di quella che percorre le strade dove abitano povertà e degrado. Piuttosto è il crudele egoismo di chi vive in ambienti ricchi e agiati, di chi si può permettere di soddisfare il proprio narcisismo acquistando i sistemi di sicurezza più efficaci e, sopratutto, le armi più veloci e potenti. Le persone che affolleranno la notte della famiglia Sandin appaiono benestanti che avrebbero potuto scegliere senza problemi di pensare solo alla loro sicurezza sigillati dentro casa. Ma che decidono di fare altrimenti. Tranne uno. Un uomo di colore in fuga da un misterioso gruppo di persone che lo insegue per ucciderlo. E la scelta del più giovane membro della famiglia Sandin di sottrarlo ad un destino di morte quasi certa è la proverbiale buona azione che non resta impunita. Il rifugio offerto al senzatetto di colore dalla dimora dei Sandin diventa causa di scontro tra questi e coloro che gli davano la caccia. Non c’è alcun margine per il dissenso: se il gruppo definisce se stesso attraverso l’individuazione degli esclusi, l’allontanarsi dalle sue direttive per solidarizzare con i reietti viene giudicato come una dichiarazione di ostilità. E come tale viene trattato.

La notte dello Sfogo è una rivisitazione caricaturale dell’ostilità che affolla le pagine della cronaca contemporanea, ed in quanto tale ne amplifica quelle deformità che di norma tendono a rimanere sullo sfondo. Come le maschere che coprono i volti degli invasori che minacciano i Sandin non si limitano ad occultarne l’identità: al contrario, ne mostrano i reali lineamenti. Ad esempio, con oltre un anno di anticipo, il film offre una rappresentazione della vicenda dell’ospedale di Atlanta che ha accettato di accogliere e curare un cittadino colpito in Africa dal virus ebola: come i Sandin sono stati minacciati affinché consegnassero il sentatetto, così l’istituto ospedaliero è stato inondato di telefonate di protesta e di email con minacce da cittadini che giudicavano la situazione pericolosa, a dispetto di tutte le garanzie di segno opposto offerte dagli esperti. L’umanità che si vede all’opera nella notte dello Sfogo non è poi molto diversa da quella che ogni giorno rovescia tonnellate di livore e rancore su internet. Infatti, complici l’anonimato e la distanza, il web offre proprio uno spazio nel quale è possibile tirare fuori il peggio di sé senza temere punizioni o ritorsioni. Al netto della possibilità di agire senza rischiare pene e condanne, appaiono molti punti in comune tra, ad esempio, coloro sono fieri di augurare in pubblico violenze sessuali e morte a due giovani volontarie vittime di un rapimento in territorio siriano e gli statunitensi del 2022 che attendono l’annuale notte della purificazioni per far piazza pulita degli indesiderati.

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Gossip – Davis Guggenheim

Tre coinquilini studenti di un college americano, impegnati in un progetto legato ad un corso di studi, decidono di mettere in giro un pettegolezzo per dimostrare la tesi secondo cui i gossip sono in grado di affermarsi e rendersi credibili grazie alla loro stessa diffusione. L’occasione si presenta davanti a Derrick (James Marsden) quando questo osserva di nascosto Naomi (Kate Hudson) e Beau (Joshua Jackson) appartarsi ed abbandonarsi a calorose effusioni durante una festa. Naomi perde i sensi e si addormenta, Beau si ferma e se ne va senza fare niente, e Derrick convince la coinquilina Cathy (Lena Headey) a diffondere la voce secondo cui i due avrebbero fatto sesso alla festa. In breve tempo, la voce comincia a circolare ovunque nel campus e, come in un telefono senza fili completamente fuori controllo, il pettegolezzo assume le forme più disparate: dal sesso spinto, a quello di gruppo, e così via. Ma la voce arriva presto anche alle orecchie della stessa Naomi che, non ricordando nulla dell’accaduto, comincia a credere che il suo accompagnatore Beau l’abbia violentata mentre era incosciente, lo denuncia e questo viene arrestato ed accusato di stupro. Le conseguenze del gossip si spingono ben oltre le aspettative di Cathy, ma non di quelle di Derrick che si scopre essere animato da un secondo fine.

La struttura generale del film è quella di un thriller, di cui vengono utilizzati i componenti basilari – un crimine, un protagonista che indaga sui fatti alla ricerca della verità, la rivelazione finale – ribaltandoli in una narrazione in cui non è la verità sull’accaduto a farsi luce durante il corso delle vicende, ma sono piuttosto le voci e le falsità a coprirla e a farla vacillare sulla base di ipotesi non direttamente verificabili. La struttura che il regista utilizza per dare una direzione alla sua narrazione potrebbe essere definita a “briciole di pane”: a partire da una verità iniziale (Beau non ha violentato Naomi), addentrarsi nelle voci generate dal gossip è come entrare in una foresta in cui si rischia di perdere la via d’uscita, e per questo il regista semina durante tutto il film tutta una serie di indizi che permettono allo spettatore di non smarrirsi tra le varie ipotesi (ad esempio: forse Beau ha veramente violentato Naomi mentre Derrick non guardava).

Concepito e strutturato come una sorta di esperimento sociale,  con il suo film Guggenheim sembra più interessato a rivolgersi alla mente dello spettatore che non al suo pathos. Il college dove si diffonde il pettegolezzo diventa il prototipo di qualsiasi realtà che si trova ad essere attraversata dai gossip: il loro diffondersi in questo microcosmo secondo dinamiche simili a quelle di un effetto farfalla è la narrazione di come sia possibile, ed in modo anche molto elementare, rendere credibile una menzogna sulla semplice base di insinuazioni e sentito dire. Infatti, il dramma di Cathy non si consuma in una ricerca di una verità – che in quanto fonte originaria del gossip già conosce – ma nell’impossibilità di negare quanto da lei stesso diffuso. Come l’Apprendista Stregone che non sa più come fermare le scope che continuano a rovesciare senza sosta acqua sul pavimento, la stessa origine della diceria non ha modo di invertire il processo che proprio lei ha avviato.

La verità di fondo è sempre presente nella narrazione, ma l’impossibilità di confutarla attraverso prove concrete, conduce alla necessità di spingere la finzione fino al limite, fino ad un punto di rottura nel quale solo la vera mente pianificatrice di questa azione (Derrick) può funzionare da agente risolutore, attraverso la confessione di un movente legato ad azioni e desideri di vendetta provenienti dal suo passato. La verità di una messa in scena può essere chiarita ed affermata solo all’interno di una messa in scena. Una finzione assume il proprio valore di verità all’interno del piano fittizio e si svincola da quello fattuale coprendolo con le proprie strutture. Di fronte all’affermarsi della finzione, il piano dei fatti rimane indifeso ed impossibilitato ad affermarsi in quanto il gossip non si basa necessariamente su dati concreti. La presenza di punti oscuri e non verificabili può non intralciare la diffusione della diceria: tutto si basa sulla sua credibilità, e soprattutto sul desiderio di crederci da parte di chi la sente e la diffonde a sua volta.

La diffusione del gossip non si basa su prove o testimonianze dirette  e dettagliate. Al contrario, queste costituirebbero la stessa fine del pettegolezzo in quanto costringerebbero la voce all’interno di un regime di verificabilità, ma sull’esistenza di buchi e carenze nella ricostruzione dei fatti che generano una indeterminazione del quadro generale. La diffusione di una diceria non racconta solo l’inganno di chi la diffonde, ma anche il desiderio di crederla vera da parte di chi contribuisce alla sua diffusione. E quanto più riesce a diffondersi anche in assenza di qualsiasi prova, tanto più cattura il desiderio della folla di crederci. Da tutto questo nasce la necessità finale di ottenere una confessione e catturarla su video: per offrire alla folla sparlante un altro sporco segreto e sottrarlo al flusso di voci e sentito dire. Il gossip è come un incantesimo che permette l’alterazione della realtà sfruttando la fame di dicerie della folla e la sua disposizione a crederle vere. Quindi solo l’azione di una videocamera che cattura la confessione e la mostra su video consente alle persone coinvolte di ristabilire il vero: una confessione, a patto che venga creduta vera in quanto tale, può mettere fine alla credenza nella diceria nonostante il piacere che una comunità può provare nel ritenerla vera. La rivelazione della verità si rivela essere non qualcosa di cui la folla ha fame, quanto piuttosto qualcosa che può dover essere imposta contro voglia.

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