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Chuck Palahniuk – Gang Bang

In un enorme salone sporco, poco illuminato e maleodorante, seicento uomini attendono il loro loro turno per partecipare alla gang bang organizzata per stabilire un nuovo record mondiale. Cassie Wright, pornostar prossima alla fine della carriera, ha deciso di lasciare un segno nella storia del genere che le ha dato fama e ricchezza, e il pericolo al quale espone la sua stessa incolumità non rappresenta in alcun modo un deterrente. Anzi, la donna si appresta ad affrontare la sua impresa cosciente del fatto che un suo eventuale decesso al termine delle riprese non farebbe altro che aumentare le possibilità che il suo record diventi immortale. Tra pastiglie di Viagra, junk food a disposizione dei partecipanti e film con la stessa Cassie Wright che vengono proiettati sugli schermi dell’enorme sala d’attesa, il racconto della vicenda viene affidato ai punti di vista di quattro personaggi: tre uomini che aspettano il loro turno e la responsabile di produzione del film. I signori con i numeri 72, 137 e 600 sono rispettivamente un liceale convinto di essere il figlio di Cassie, un attore di telefilm caduto in disgrazia e Branch Bacardi, anche lui pornostar e amico di vecchia data della protagonista. Sheila invece è la ragazza che si aggira per il salone controllando che tutto vada secondo il programma e occupandosi di chiamare gli attori ad ogni cambio di turno. Il numero 72 attende il suo momento con un mazzo di fiori in mano, ansioso di rivelarsi a quella che è convinto essere sua madre, il numero 137 ingoia pastiglie di Viagra come fossero caramelle per essere sicuro di essere pronto quando arriverà il momento della sua prestazione, e il numero 600 continua a depilarsi mentre sfoggia la sua pelle abbronzata e si osserva in azione nei vecchi film con Cassie che scorrono a ripetizione sugli schermi. Sheila invece si aggira osservando con occhio freddo e cinico quanto accade nel backstage che si trova a gestire, non preoccupandosi in alcun modo di nascondere il disprezzo che nutre per la galleria di uomini che le scorre davanti agli occhi.

Sulla base di un umorismo tagliente al limite del grottesco, Palahniuk si addentra in un territorio densamente minato come quello della pornografia, facendo molta attenzione a non finire intrappolato nelle maglie dei due principali pericoli in agguato: l’apologia entusiastica o, in alternativa, il moralismo. L’autore si muove all’interno di uno spazio che cerca di mantenersi equidistante dall’esaltazione incondizionata della pornografia come strumento di emancipazione come anche dal biasimo a sfondo morale che lamenta lo sfruttamento della sessualità. Consapevole dell’immensa area grigia che separa questi due estremi, Palahniuk rifiuta qualsiasi presa di posizione esclusiva, oscillando tra contraddizioni e sfumature, facendo sì che Gang Bang vada ad occupare un posto particolare nella bibliografia dell’autore americano. Infatti, per quanto anche in quest’opera l’autore offra uno sguardo tagliente e disincantato sulla società che osserva, a differenza di quanto fatto altrove qui procede per sottrazione: non c’è l’esposizione di un punto di vista particolare sull’argomento “pornografia”, al contrario sembra muoversi in modo implicitamente critico nei confronti di qualsiasi presa di posizione esclusiva. Alla base di tutto sembra esserci l’idea della complessiva inadeguatezza di qualsiasi posizione che voglia ridurre una materia così complessa nei termini di uno slogan da scrivere su un cartello nel corso di una manifestazione di piazza, sia essa pro o contro.

La narrazione si svolge quasi interamente all’interno della sala d’attesa, attraverso i punti di vista dei quattro narratori che intervallano il racconto di quanto sta accadendo con i loro ricordi e le loro riflessioni. Lo sguardo dell’autore si sposta molto raramente al di là della porta che li separa dalla scena dove Cassie Wright lavora senza sosta. A blocchi di tre alla volta, i partecipanti alla gang bang oltrepassano la soglia che li conduce sul set dove avranno pochi minuti, misurati col cronometro, per intrattenersi con la star. Al termine di questi sono tenuti ad allontanarsi per lasciare la scena ai successivi tre, indipendentemente dal fatto che possano aver raggiunto il loro piacere o meno. Ognuno di loro può avere accesso alla pornostar per un tempo limitato: lei è l’unica ed indiscutibile stella dell’evento, gli uomini che scorrono sono solo numeri che si avvicendano l’uno all’altro, e nessuno di questi potrà avere più di quello che la stella ha deciso di concedere loro. Allo stesso modo, al lettore vengono offerti tanti aspetti di Cassie quanti sono i punti di vista che la raccontano, ma mai la persona nella sua interezza. C’è la stella del cinema hard e la madre assente, così come c’è la ex-compagna di vita e la datrice di lavoro: sono tutti sguardi che ne colgono un aspetto o poco più, ma nessuno riesce a disegnarla in modo completo e coerente. Cassie è tutto questo e molto altro ancora, e non c’è modo di esaurirne la complessità all’interno di uno sterile contesto riconducibile solo al suo essere un’attrice pornografica.

Il non assumere una posizione chiara e definitiva nei confronti della pornografia da parte di Palahniuk risulta tuttavia molto distante dall’essere un modo per glissare sulla questione. Al contrario, rappresenta il modo che l’autore ha scelto per ribadire ancora una volta il suo pensiero in merito al rapporto tra individuo e società moderna. Come in passato, l’autore si confronta con il tema della libertà e dell’autodeterminazione. E’ infatti uno dei personaggi principali del libro, Sheila, a chiedersi in modo esplicito se sia legittimo o meno limitare il diritto di un individuo ad esercitare il suo potere personale, se cioè sia giusto mettere dei limiti ai comportamenti delle persone per impedire loro di farsi male. Se si prende in considerazione la tutela delle persone e della loro incolumità come argomento per un contrasto alla diffusione della pornografia, allora perché non fare lo stesso con altre forme di intrattenimento non meno pericolose? Dalla partecipazione alle corse in auto o in moto ai rodei, dagli sport di combattimento alla discesa libera sugli sci, anche limitando lo sguardo al solo mondo delle attività sportive, innumerevoli sono gli esempi di individui che dispongono di sé correndo gravi rischi per la propria incolumità. L’interrogativo che Palahniuk pone attraverso Sheila ruota proprio attorno a questo, al perché non dovrebbe valere altrettanto per l’ambito pornografico.

La risposta dell’autore sembra emergere più in virtù di quello che tace che non in quello che dice. Solitamente, il fatto che possa sembrare legittimo considerare l’autodeterminazione dell’attrice porno un argomento di discussione da parte altri individui (a differenza di quanto avviene ad esempio con gli sportivi) sembrerebbe essere una conseguenza della maggiore possibilità di esporla a valutazioni di innumerevoli tipi: mentre nel caso di un pilota il tutto può essere ricondotto nell’ambito di una discussione sulle norme di sicurezza, nel caso della pornografia possono venire evocati scenari che variano dalla psicologia e dalla sociologia per andare a sfociare nei valori e nella morale. Palahniuk invece decide di percorrere una strada diversa: il muro di parole che costruisce attorno a Cassie hanno il compito di offrirne un ritratto a partire da diversi punti di vista, ma non di ricondurla all’interno di uno schema preciso. Come un film porno si limita a riprendere la superficie del corpo dell’attrice senza nemmeno mai provare a raccontarne l’interiorità, così Palahniuk organizza gli sguardi dei suoi personaggi come tante macchine da presa puntate ognuna su un’angolatura diversa di Cassie. In tal senso, Gang Bang racconta la pornografia molto più attraverso la forma narrativa adottata che non attraverso il soggetto in quanto tale o la terminologia utilizzata. E l’autodeterminazione che altrove veniva invocata attraverso azioni o dichiarazioni da parte dei personaggi stessi, qui viene messa in pratica attraverso la scelta dell’autore di non ingabbiare Cassie all’interno di un personaggio coerente e ben definito. Palahniuk non fa di Cassie un personaggio che invoca la libertà e l’autodeterminazione. Piuttosto la mostra nel suo essere libera ed autodeterminata attraverso la scelta di non sostituire la sua voce di narratore a quella del personaggio. Ed in tal senso mostra una delle strade del rispetto verso le scelte altrui: raccontare gli altri senza parlare a nome di essi.

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Chuck Palahniuk – Ninna Nanna

Carl Streator è un giornalista sui quarant’anni che in occasione di un servizio sulle morti nelle culle al quale sta lavorando scopre l’esistenza di una ninna nanna mortale. Il Canto della Dolce Morte è un’antica filastrocca africana che ha il potere di uccidere qualsiasi persona alla quale venga recitata. Carl la scopre quasi per caso, notando che sui luoghi delle morti nelle culle c’è una costante: un libro intitolato Poesie e Filastrocche da Tutto il Mondo la cui lettura sembra essere giunta sempre ad una medesima pagina, quella appunto con la ninna nanna africana. La filastrocca gli penetra in testa ed involontariamente lo trasforma in un serial killer: ogni volta che perde il controllo, la ninna nanna scorre veloce attraverso la sua mente uccidendo lo sventurato che ha causato, quasi sempre involontariamente, la sua ira. Resosi conto della pericolosità della ninna nanna e del fatto che la sua diffusione potrebbe portare allo sterminio dell’umanità, o quantomeno ad una sua radicale trasformazione, Carl unisce le sue forze a quelle di Helen Hoover Boyle, un’agente immobiliare specializzata nella compravendita di case infestate, all’aspirante strega Mona e al suo ragazzo, l’ecoterrorista Ostrica. Tutti assieme si mettono in viaggio attraverso gli Stati Uniti con lo scopo di distruggere tutte le copie esistenti del libro, cercandole nei negozi e nelle biblioteche come a casa di chi risulta possederne una copia . Ciò che unisce Carl e Helen è un passato comune: entrambi sanno di essere stati inconsapevolmente responsabili, proprio per via della lettura della ninna nanna mortale, della morte dei loro cari. Entrambi conoscono la filastrocca e ne condividono il peso; ma mentre il giornalista ha difficoltà a controllarsi e per questo assume contro la sua volontà i connotati di un serial killer, Helen ha imparato a sfruttarne il potenziale uccidendo su commissione per conto del governo. Ma non passa molto tempo prima che emerga un anche un secondo obiettivo: trovare il grimoire, un antichissimo ed estremamente potente libro di magia, dal quale proviene la filastrocca stessa. Carl vuole trovarlo per distruggerlo ed impedire che altri pericolosi incantesimi possano diffondersi; Helen desidera trovarlo per riportare in vita il suo piccolo figlio, da lei stessa ucciso con la ninna nanna; ed infine Mona e Ostrica vogliono utilizzarlo per risolvere a modo loro i problemi del mondo.

Indipendentemente dall’esito della storia, il tema che il romanzo di Palahniuk non si stanca di esplorare, facendolo muovere in diverse direzioni, è principalmente uno: il potere della parola, ed il linguaggio in generale inteso come infezione. Riprendendo una celebre espressione di William Burroughs (successivamente ripresa da Laurie Anderson), si potrebbe dire che il linguaggio è un virus, in alcuni casi mortale, in molti altri finalizzato solo a condizionare chi ascolta o legge. E quella che discende da simili premesse è una visione distopica della società nella quale le paure della fantascienza classica (da Orwell a Bradbury), nei confronti di un potere che si esercita attraverso la censura ed il controllo, vengono rovesciate nei loro opposti. La pericolosità del linguaggio è metaforicamente rappresentata in primo luogo dalla ninna nanna che costituisce anche il titolo del libro. La filastrocca è la parola che, in virtù del suo potere mortale, irrompe in modo irreversibile all’interno della vita altrui: una notizia, un’informazione, un segreto, o perfino solo una semplice confidenza, possono penetrare all’interno di chi riceve il flusso verbale, modificandolo anche in profondità, impiantando una conoscenza, un’idea, che inevitabilmente andrà a modificare l’orizzonte di conoscenze del soggetto. La ninna nanna mortale che ha infettato la mente di Carl è la rappresentazione ideale di una concezione del linguaggio inteso come contagio che, sempre all’interno dello stesso romanzo, trova una speculare concretizzazione negli annunci falsi che Ostrica fa pubblicare sui quotidiani. Intransigente ambientalista ed animalista, quest’ultimo è autore di falsi annunci che minacciano azioni collettive contro un particolare bersaglio da lui considerato meritevole di essere colpito. La struttura degli annunci è sempre la stessa: quello che di volta in volta viene indicato come bersaglio si trova ad essere associato ad un’immagine profondamente negativa, tale da poter essere presa in considerazione al fine di una causa giudiziaria collettiva. Ad esempio, un ristorante può essere nominato all’interno dell’annuncio come possibile causa di malesseri vari, ed il fatto che si faccia riferimento ad azioni collettive vuole essere un’indicazione di come il disagio non sia stato subito solo da casi isolati. Essendo  falsi, risulta chiaro che tali annunci non hanno alcuno scopo sul piano legale. Il loro obiettivo consiste piuttosto nell’impiantare nella mente di chi li legge il dubbio che l’oggetto citato possa essere molto nocivo e aver danneggiato tante persone, nel far calare un ‘aura di negatività su qualcosa che invece risulta essere colpevole di aver violato solo le istanze ambientaliste e animaliste di Ostrica.

Avvalendosi degli stessi meccanismi tipici della pubblicità e delle campagne di marketing in generale, gli annunci di Ostrica cercano di andare ad influenzare in senso negativo il processo decisionale che influenza le scelte dei consumatori. Di fronte ad un panorama all’interno del quale un prodotto, un servizio, un bene in generale, può risultare preferibile ad altri simili anche in virtù di uno o più valori aggiunti (status, benessere, etc.), la contro-pubblicità di Ostrica non va a colpire direttamente l’oggetto in sé, si occupa piuttosto di insinuare dubbi che possano renderlo meno appetibile. Ed è sulla base di simili premesse che prende forma il Grande Fratello moderno, che per Palahniuk, a differenza di quello orwelliano, non agisce attraverso l’imposizione del silenzio, ma per mezzo di un eccesso di dati ed informazioni. Il condizionamento delle informazioni nelle società moderne, delle tendenze come delle notizie, non avviene attraverso una selezione alla base che agisce mediante la censura o l’imposizione del silenzio. Ad esempio, nel mondo di Fahrenheit 451, il potere rivoluzionario dei libri discendeva direttamente dal divieto di leggere: in un contesto all’interno del quale le letture sono vietate, la lettura di un singolo libro può avere un valore dirompente. Nella realtà di Palahniuk, invece, la forza delle singole informazioni viene diluita sommergendola con una marea di altri dati: nel mondo di Ninna Nanna, il potere del libro che ha scatenato la ribellione di Guy Montag viene annullato sommergendolo con migliaia e migliaia di altre pubblicazioni. Questo è il motivo per cui Ostrica non cerca di colpire i suoi bersagli diffondendo notizie o informazioni, ma attraverso suggestioni. Ostrica non spiega perché non bisognerebbe andare in un certo locale o perché non bisognerebbe acquistare un certo oggetto, non si muove sul piano della comunicazione esplicita, nella coscienza che un simile approccio potrebbe essere esposto a critiche e contestazioni di segno opposto. Piuttosto si limita a diffondere insinuazioni, lasciando che sia il lettore a trarre le sue conseguenze. Non invita direttamente la gente a non andare in determinato locale, lo fa per vie traverse suggerendo l’idea che il posto in questione possa aver fatto male a così tante persone da presentare gli estremi per una denuncia collettiva.

Sebbene gli annunci di Ostrica abbiano lo scopo di impiantare nella mente di chi legge dubbi in grado di condizionarne il comportamento, si tratta comunque di processi reversibili. Invece, quello rappresentato dalla ninna nanna africana è il condizionamento irreversibile, assolutamente definitivo: la morte. La ninna nanna è la frase che irrompe nella mente del soggetto e lo condiziona a tal punto da non permettergli mai più alcun tipo di scelta. Ipotizzando una scala di forza delle frasi sul piano comunicativo, quanto più le parole si spingono in profondità, tanto meno i processi che mettono in moto possono essere reversibili. La ninna nanna africana rappresenta, appunto, il condizionamento che non può essere contrastato: è l’idea che annulla il soggetto. Quella che Ninna Nanna mette in questione è l’idea di un’informazione come fonte ingenua ed innocente di emancipazione. Dai morti causati dalla filastrocca africana agli sprovveduti che rispondono agli annunci di Ostrica, le parole sono sempre fonte di violenza sul prossimo. Non a caso, su tutto aleggia l’ombra oscura del grimoire, di quel testo di magia così antico e potente da permettere a chi dovesse possederlo di condizionare, o addirittura dominare, tutto il mondo. E all’interno di un quadro simile, il fatto che Palahniuk abbia scelto qualcosa di apparentemente innocuo come una ninna nanna, una filastrocca per bambini, per dare una forma all’aspetto più pericoloso della comunicazione sembra alludere, nemmeno troppo velatamente, a come i rischi maggiori possano annidarsi dietro un volto rassicurante. Non in un libro controverso, in un film violento e contestato o in un disco oggetto di polemiche, ma è dietro un’apparentemente innocua filastrocca per bambini, cioè alle spalle di qualcosa di assolutamente rassicurante, che si nasconde una terribile infezione linguistica. E similmente, Ostrica non potrebbe trovare per il proprio estremismo un abito più comodo e rassicurante della giustizia e della legalità: è proprio travestendola ogni volta da lotta contro una serie di fantasiosi torti subiti che Ostrica riesce a portare avanti la sua campagna a base di allusioni diffamanti. E così, se da un lato la comunicazione militante non può fare a meno di comportarsi come la pubblicità alla quale si oppone per conseguire i propri obiettivi, dall’altro proprio nel fare tutto ciò si rivela essere esattamente come quel nemico contro il quale dichiara di essere schierata. Ed entrambi non possono evitare di fare riferimento allo stesso terreno comune, a quel rumore di fondo dal quale emergono.

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