Articoli con tag blog

Matrix Reloaded

Giunti a festeggiare il terzo anno di vita del blog con un cambio di dominio, non senza un pizzico di innegabile autoreferenzialità si coglie l’occasione per ragionare un po’ su cosa sia questa cosa che si sta portando avanti. Un po’ come quando si fanno le pulizie in casa dopo una festa e si cerca di rimettere al loro posto gli oggetti che si trovano sparsi in giro, e magari senza riuscire a mettere a fuoco se qualcosa che si è trovato in un angolo nascosto è un vecchio acquisto di cui non si ha memoria o un oggetto smarrito da un ospite durante la serata. E così, premesso che non è questione di riflettere sul valore o sulla qualità dei contenuti che si sono accumulati in questi tre anni, si tratta di soffermarsi un po’ sul cosa si è fatto (o si è provato a fare) e sul perché. Ragionare prima di tutto sulle intenzioni piuttosto che sui risultati, e perciò a prescindere da qualsiasi giudizio su quelli che possono essere gli eventuali valori (o disvalori) di questi ultimi. Ma tenendo presente che prescindere dal giudizio sui contenuti non vuol dire affatto prescindere anche dai contenuti in sé. Anzi, significa piuttosto muoversi tenendo presente l’ottica secondo cui non basta calarsi un cappello da chef in testa per poter poi vantare eccelse doti culinarie dietro i fornelli di una cucina. Si tratta di un approccio in apparenza talmente scontato da far sembrare come inutilmente ridondante la sua stessa enunciazione. Ma quanto più si ha modo di osservare i comportamenti messi in atto da un numero di internauti tutt’altro che trascurabile, tanto più la solida scontatezza di cui sopra rivela ampie e profonde crepe.

Figlio degenere di altri e diversi spazi che lo avevano preceduto, questo blog nasceva dalla voglia di tradire in profondità l’ottica che aveva guidato i suoi predecessori. E se Tradimento era la figura paterna, quella materna rispondeva al nome di Noia. Noia nei confronti di una rete largamente appiattita sui toni della denuncia, del lamento, dell’ostentazione del disprezzo come strumento di autoelogio (autoesclusione), quando non di un livore palesemente rabbioso. E soprattutto dell’indignazione a comando, di quello sdegno indifferenziato per cui ogni giorno c’è qualcuno o qualcosa contro cui puntare l’indice. Ogni giorno nuove notizie, e come puntuali corollari nuovi responsabili da additare e nuovi colpevoli da braccare. Un tiro al piattello virtuale in cui qualcuno lancia in aria il bersaglio ed un plotone armato fa fuoco a ripetizione. E’ sufficiente passare pochi istanti su un social network  o dare un’occhiata veloce ai commenti in calce alle più disparate notizie su un qualsiasi quotidiano online per imbattersi in parole rabbiose e violente contro l’oggetto in questione, qualunque esso sia. Infatti, l’astio che frequentemente i commenti trasudano sembra vivere di vita propria rispetto all’oggetto verso cui di volta in volta si rivolge. E’ come una colata lavica che inghiotte indistintamente tutto ciò che incontra sul suo cammino, in una sorta di lunga notte di hegeliana memoria in cui tutte le vacche sono nere. E a dimostrazione di ciò vale il fatto che non sono solo, ad esempio, le notizie che possono riguardare più o meno direttamente la quotidianità dei commentatori a scatenare un coro di reazioni ringhianti. Le notizie di costume o di gossip possono facilmente diventare oggetto di ondate di insulti tanto più violenti quanto più gratuiti. Se, per esempio, la notizia di un provvedimento del Governo che va a toccare i beni dei cittadini ha gioco facile nel consentire a chi commenta di indossare la maschera di chi protesta di fronte a quello che giudica essere un torto, un simile travestimento crolla miseramente nel momento in cui a finire vittima di questo astio rabbioso è qualcosa di completamente innocuo: un personaggio dello spettacolo che pubblica un libro, un altro che annuncia la fine di una relazione o di cui viene scoperto un nuovo flirt, e così via. Fino ad arrivare ai frequenti casi in cui ad essere oggetto di attacco è la stessa diffusione della notizia. Un”accusa che viene articolata sulla base della più classica forma di benaltrismo, quella secondo cui ci sarebbero “altre cose più importanti di cui parlare…”

Internet è sempre più uno spazio in balia di un’invettiva senza fine che colpisce tutto e tutti. Una realtà in cui nessuno è mai responsabile di niente perché se qualcosa non funziona è sempre colpa di qualcun altro. Un luogo dove gli stessi che invocano punizioni esemplari per gli altri non esitano un istante a stracciarsi le vesti se sentono in qualche modo attaccati loro stessi, il loro mondo e ciò che ne considerano parte in generale. Tutti pretendono di giudicare tutto e tutti, indipendentemente da conoscenze e competenze, ma semplicemente sventolando senza sosta il diritto ad avere e, soprattutto, ad esprimere un’opinione. Sempre e ovunque. Indipendentemente dall’interlocutore, dal luogo in cui avviene lo scambio o dalle regole che questo chiede di rispettare ai propri ospiti. Proseguendo con l’analogia culinaria, si potrebbe dire che è un po’ come se bastasse la convinzione secondo cui la cipolla è un buon ingrediente da cucinare per poterlo inserire in qualsiasi ricetta, indipendentemente dal fatto che si tratti di un primo o di un secondo, di un dolce o di un long drink. E così, l’approccio secondo cui non è sufficiente indossare un cappello da chef per essere un buon cuoco viene brutalmente liquidato e sostituito da quello secondo cui non serve del tutto vestire gli abiti dello chef: per essere buoni cuochi basta essere in grado di distinguere un coltello da uno yogurt, il sale dall’olio, e il burro da un pezzo di carne e dal detersivo per pentole.

Si tratta, in pratica, di un esercito di Neo in cui ogni membro è impegnato in una sua guerra solitaria contro quella che considera essere la sua Matrix. Ma proprio come per Neo, risulta tutt’altro che semplice sfuggire al paradosso in base al quale ci si trova ad utilizzare nient’altro che i mezzi messi a disposizione dallo stesso sistema contro cui si ha la pretesa di lottare. Persone che si registrano su quotidiani online per scrivere che la stampa italiana fa schifo, persone che cliccano “mi piace” su pagine Facebook per poter dire che detestano e non sopportano quello su cui hanno appunto cliccato “mi piace”, e così via in una lista pressoché infinita.

Ma come si ha modo di vedere anche nel secondo capitolo della trilogia dei fratelli Wachowski, nella parte in cui Neo incontra l’Architetto, scegliere la pillola rossa piuttosto che quella blu non significa affatto rompere ogni legame con Matrix, quanto piuttosto farne parte in modo differente. L’Eletto non è lo strumento attraverso cui l’umanità avrà modo di liberarsi di Matrix, piuttosto è il portatore del codice originale mediante il quale il sistema ha modo di ripristinarsi ciclicamente evitando il crash. Ma non solo: allargando ulteriormente lo sguardo, è anche possibile osservare come in fondo non ci sia nulla che garantisca che la realtà sia proprio quella che si vede dopo l’assunzione della pillola rossa, se non la fede nella realtà di Zion che Neo apprende da Morpheus. Infatti, se si considera che Morfeo era il Signore dei Sogni, chi può dire con assoluta sicurezza che la realtà controllata da Matrix sia proprio quella in cui esiste Zion? Chi può affermare che la pillola rossa non sia ciò che rende prigionieri di Matrix anziché farne uscire? In fondo, Neo potrebbe anche non essere altro che una moderna Alice che segue il suo Bianconiglio travestito da Trinity in un Paese delle Meraviglie fantascientifico.

Osservando come esista un mercato di critica al “sistema” che il “sistema” stesso utilizza per arricchirsi, il tema dell’essere “contro” qualcuno o qualcosa si rivela ben più complesso di come normalmente sembra essere percepito. Ad esempio, Facebook può essere uno strumento da sfruttare per veicolare messaggi contro la globalizzazione, ma allo stesso tempo Facebook è a sua volta una società quotata in borsa figlia della globalizzazione stessa. Film come Fight Club o lo stesso Matrix vengono considerati film critici nei confronti della società, ma in realtà nascono, si sviluppano e trovano la fama grazie a quelle stesse strutture verso le quali rivolgono le loro critiche. E’ il paradosso dell’opera contro il consumismo (film, libro, etc.) che si trova in vendita proprio negli spazi verso i quali si rivolgono le critiche che vengono di volta in volta esposte ed articolate. Tenendo comunque presente che tutto ciò non significa che le critiche di volta in volta espresse perdono automaticamente il loro valore se chi le articola può esserne a sua volta fatto oggetto, non sarebbe altro che una fallacia di pertinenza. Ma piuttosto considerando che una divisione del mondo in schieramenti contrapposti – in bianco e nero, in bene e male, in jedi e sith – è qualcosa che spesso dice molto di più a proposito di chi la effettua, che non a proposito di ciò verso cui è rivolta.

E così, partiti con l’idea di capire cosa si è fatto, si finisce col rendersi conto piuttosto di cosa non si è fatto e e di cosa non si vuole fare. O più probabilmente di cosa non si potrebbe fare neppure volendolo. Sulla base di simili premesse, l’unica cosa che sembra onesto dire è che questo non è un blog “contro”. Non a caso, non tutto ciò che viene trattato è soggetto a critiche negative, anzi. Non trattandosi di una rivista e non offrendo recensioni o consigli per gli acquisti in generale, non c’è alcun interesse nel promuovere qualcosa o nel bocciare qualcos’altro. L’unica cosa che forse è possibile trovare tra queste pagine virtuali sono dei tentativi di lettura degli oggetti con cui di volta in volta ci si interfaccia. Una serie di monologhi che spesso non raccontano altro che dialoghi. I giudizi e i valori, le promozioni e le bocciature sono competenze dei tanti maestri che è possibile trovare in giro.

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
(E. Montale)

3 Commenti

Un nuovo inizio…

Una colonia, intesa come insediamento, non è altro che un territorio che viene popolato da uno o più individui per edificare una nuova sede. Ma questo spazio non rappresenta mai una costruzione da zero. Chiunque si appresti ad affrontare una simile impresa non può fare a meno di portare con sé il proprio passato: il sapere, le conoscenze, le credenze, le convinzioni. In pratica, tutto ciò che si è raccolto nel corso del tempo e che si è deciso di non abbandonare. O del quale, per le più svariate ragioni, non si può o non si vuole fare a meno. Inoltre questo insediamento non è solo la somma di ciò che si trova nel nuovo territorio e di ciò che ci si è portati dietro dal territorio di provenienza: bisogna considerare anche ciò che si è raccolto durante il viaggio, come anche ciò che si raccoglierà nelle trasferte per arricchire la propria nuova sede. E’ il considerare il nuovo insediamento come un territorio aperto ciò che permette di far sì che la colonia non diventi un esilio. Sia esso volontario o meno.

Nessun commento