Gli Alfieri Della Penitenza


Archiviata l’avventura della nazionale azzurra ai campionati europei di calcio 2012, quelle che rimangono, insieme alle vittorie e alle sconfitte, ai goal e alle parate, alla infinite opinioni di una nazione che ogni due anni si risveglia popolata da decine di milioni di commissari tecnici, sono le tracce delle solite polemiche da parte di chi non perde occasione per invocare penitenze collettive. Non le dichiarazioni di tifo anti-azzurro, le quali non costituiscono altro che il fil rouge che collega trasversalmente giornalisti di quotidiani radical chic e radiocronisti di emittenti “padane”. Ma le affermazioni dei tanti che a fronte di un evento che giudicano frivolo non mancano di levare alti al cielo i propri “penitenziagite!” Il campionato europeo di calcio è ovviamente solo un mezzo attraverso il quale questi Alfieri della Penitenza hanno avuto modo di accusare pubblicamente, e di solito in osservanza dei principi del benaltrismo, tutta la superficialità che secondo loro risiede nel concedersi qualcosa di piacevole a discapito di altre cose giudicate più gravi ed importanti. Se non si tratta di calcio, può essere un film, un programma televisivo di successo, una giornata passata a fare shopping nelle vie del centro, o quanto altro possa essere trasformato in oggetto di disprezzo in ragione di una (unilateralmente definita) mancanza di profondità. A fronte di dati di ascolto che indicano come le partite della nazionale abbiano totalizzato indici da record, puntuali non sono mancati i commenti di coloro che notavano come gli italiani avessero passato intere serate a tifare per la nazionale mentre “il paese va a rotoli…

Apparentemente sembrerebbe trattarsi di una presa di posizione volta ad invocare una reazione contro una situazione problematica, una sorta di richiamo ad una maggiore responsabilità da parte della collettività. Ma in realtà non si tratta di altro che di un atto autoreferenziale contro ciò che altri possono trovare piacevole o divertente. Non a caso, tali accuse vengono rivolte solo nei confronti di alcuni oggetti e non di altri. In generale, accade frequentemente di leggere o sentire affermazioni del tipo “gli italiani si fermano in massa a guardare la nazionale di calcio mentre il paese va a rotoli…” oppure “gli italiani corrono al cinema a vedere i film dei Vanzina mentre il paese va a rotoli…“, ma non “gli italiani guardano Ballarò in televisione mentre il paese va a rotoli…” o “gli italiani vanno a vedere il film di Bertolucci mentre il paese va a rotoli…“. A livello pratico, andare al cinema a vedere un film di Bertolucci non è utile a risollevare le sorti del paese più di quanto non lo sia la visione dei film dei Vanzina. Ed allo stesso modo, passare una serata a guardare Ballarò o un qualsiasi altro programma con dibattiti politici non è più produttivo di quanto possa esserlo la visione di una partita di calcio, del Festival di Sanremo, o di un qualunque varietà nazionalpopolare. Eppure solitamente, perlomeno agli occhi del tipico Alfiere della Penitenza, i primi non arrivano a godere dello stesso disprezzo dei secondi. Ne segue che il problema non consisterebbe in sé nell’andare al cinema o nel guardare la televisione di sera, o più in generale nel sottrarre energie ed attenzioni ad attività di cui potrebbe beneficiare tutta la collettività. Si tratta piuttosto di atti d’accusa volti a colpevolizzare le scelte altrui al fine di esibire una qualche forma di superiorità. E’ l’invocazione di una sorta di militarizzazione morale del tempo libero nella quale vengono invocate gerarchie di valori il cui scopo è permettere al soggetto che le esibisce di vantare in modo unilaterale la propria superiorità.

I commenti negativi nei confronti dell’attenzione che la collettività può dedicare al calcio, ai programmi televisivi nazionalpopolari, al gossip, allo shopping più edonistico, e così via, fanno parte di un quadro che assume i connotati di una crociata morale. Infatti non c’è nulla che possa fare pensare, anche solo lontanamente, che se gli italiani si fossero dedicati alla visione di altri programmi televisivi (o ad altre attività in generale) al posto della partita della nazionale, allora l’indomani la situazione del paese sarebbe cambiata. Per questo motivo, tali prese di posizione si configurano come sintomi di qualcosa di diverso. Seppure in una forma laica, quella che esce dall’ombra è una versione della concezione del piacere come colpa. Ma a differenza della classica forma religiosa secondo cui se un piacere rappresenta una colpa allora lo è in ogni sua manifestazione, in questo caso solo i piaceri altrui rappresentano un peccato degno di biasimo. E’ un po’ come se cedere alle tentazioni della gola in quanto tali non rappresentasse sempre un peccato, ma lo fosse solo nei limitati casi in cui altri si trovano a capitolare di fronte al sapore di cibi che l’accusatore non ama affatto. In questo modo, all’interno cioè di contesti che muovono a partire dalla metodica colpevolizzazione degli altri e delle loro preferenze, il biasimo che viene rivolto a tali scelte diventa la base sulla quale il soggetto può ergersi per esibire pubblicamente la propria autoassoluzione.

Il tipico Alfiere Della Penitenza punta il proprio indice accusatore contro le scelte altrui come se il semplice fatto di prendere le distanze da qualcosa comportasse automaticamente la possibilità di ergersi al di sopra di esse. In pratica si tratta della messa in pratica all’interno di una gerarchia di valori del principio di Autoesclusione. Come la penitenza attraverso il distacco dalle tentazioni permette al fedele di ripulire la propria coscienza, così l’Alfiere laico rivendica una rinnovata purezza grazie al distacco da qualcosa. Ma a differenza di quanto accade nel caso del fedele, qui in gioco non ci sono rinunce a cose che l’Alfiere apprezzava. Ad esempio, la persona che vanta l’assenza di un apparecchio televisivo all’interno della sua dimora non è una persona che ne apprezzava i contenuti. Nel contesto di un circolo vizioso nel quale l’affermazione di sé deriva il proprio valore dalla negazione dell’alterità, il disprezzo verso ciò che non è di proprio gradimento si estende ai soggetti che non condividono lo stesso insieme di valutazioni. E allo stesso tempo, il biasimo verso questi viene posto come base del disprezzo nei confronti delle loro scelte. L’Alfiere Della Penitenza non rinuncia in prima persona alle cose che apprezza e stima, ma a cose distanti dal suo gradimento e dai suoi interessi. Poi, una volta messa in pratica la sua scelta, invita anche chi ha opinioni e gusti diversi dai suoi a fare altrettanto, salvo biasimare tutti coloro che non si conformano ai suoi giudizi. Quella che offre è una falsa scelta: ognuno è libero di seguire le proprie preferenze, ma se queste non vanno nella direzione giusta allora sono indegne di rispetto. Il tutto assume così un profilo paradossale ed intimamente contradditorio: in un contesto culturale nel quale il pluralismo invita ad accettare scelte di vita profondamente diverse dalle proprie, i gusti e le opinioni altrui vengono fatte oggetto di biasimo e disprezzo se non omologate a qualcosa posto come Giusto. E alle spalle del richiamo alla serietà e alla sobrietà fa capolino un modo di pensare da Fattoria degli Animali: tutte le preferenze personali sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.

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