Crystal Bowersox – Farmer’s Daughter (2010)


Parlando di talent show, si potrebbe dire che ognuno non è altro che un indicatore del mercato discografico del paese nel quale viene trasmesso, una sorta di cartina tornasole delle tendenze culturali più o meno in voga. Messa a confronto con quella italiana, l’industria statunitense sembra mostrarsi più aperta alle diverse proposte musicali anche quando queste fuoriescono dai binari del mainstream imperante. E allo stesso tempo le produzioni televisive sembrano orientate a puntare più su nomi che potrebbero avere successi di vendita, che non ad assecondare i meccanismi autoreferenziali della narrazione spettacolare. A conferma di queste dinamiche arrivano nomi come quelli di Kelly Clarkson e Carrie Underwood, che con i loro milioni di copie vendute evidenziano come i talent show siano enormi selezioni aperte, dove con la camplicità dello sguardo del pubblico si cerca la next big thing. Sebbene non impossibile sul piano teorico, in pratica è molto difficile che un programma televisivo a stelle e strisce investa energie in un personaggio come la suora vincitrice della seconda edizione di The Voice of Italy: per quanto adatta a un ritorno immediato in termini di interesse, era prevedibile come una simile scelta non avrebbe avuto grossi ritorni sul lungo periodo, se non su un piano aneddotico (e il flop a livello di vendite ne è stata la conferma fattuale). E’ chiaro che le scelte dei network e delle major americane non sono all’insegna di una qualche forma di illuminato mecenatismo, ma sono il frutto di un semplice ed essenziale pragmatismo. Dal punto di vista di una casa discografica, un cantante che si è fatto conoscere grazie ad un programma di successo rappresenta un investimento che nasce già al netto di buona parte dei costi di promozione. E allo stesso tempo, il consolidamento del successo dei nomi scoperti dal format rappresenta una forma implicita di promozione delle edizioni future. American Idol, che nel corso delle varie edizioni ha portato alla ribalta, oltre ai nomi già citati, Jennifer Hudson, Jordin Sparks, Adam Lambert e molti altri, è alla sua 14ima edizione. The Voice of USA è all’ottava stagione e non mostra alcun segno di cedimento. Al contrario, la programmazione di X-Factor US, che non è riuscita a presentare un solo nome in grado di imporsi sul mercato, è stata bloccata dopo solo 3 stagioni.

Tuttavia, in un mercato multiforme come quello statunitense, non sono solo i grandi nomi, quelli in grado di puntare alle vette delle classifiche, a presentarsi come proposte appetibili. A patto di contenere i costi di lavorazione, anche proposte rivolte a nicchie meno massificate possano offrire margini di profitto. Accade così che anche un personaggio non del tutto mainstream riesca a conquistarsi i suoi spazi televisivi fino ad arrivare alla finale di American Idol. Con i suoi dreadlocks e l’aspetto da redneck, Crystal Bowersox è ben lontana dall’incarnare il profilo della diva. La strada che la porterà a piazzarsi al secondo posto della classifica finale è segnata dai confronti con le tradizioni blues, folk e country. Aretha Franklin e Tracy Chapman, Janis Joplin e Alannah Myles, Sheryl Crow e Melissa Etheridge, sono solo alcuni dei nomi che hanno accompagnato la cavalcata della giovane concorrente verso il podio della competizione. Quando poi il suo primo lavoro in studio ha preso forma, i fili sparsi nel corso delle esibizioni televisive si sino intrecciati in 12 tracce che, appunto, mescolano suoni country e folk rock, con inflessioni blues sparse nelle linee vocali. Farmer’s Daughter è un album che può nascere solo da un amore moderno per i suoni del passato. Una variazione di quella tensione che può spingere ad allontanarsi dai luoghi dell’adolescenza proprio per non tradirli.

L’idea del viaggio, con la malinconia dei ricordi o con le speranze di un futuro diverso, incarna uno dei luoghi poetici che più spesso è stato usato per raccontare una sofferenza da cui non ci si riesce a liberare. E’ qualcosa davanti al quale non si vuole cedere, ma allo stesso tempo nasce da qualcosa a cui in realtà non si può o non si vuole rinunciare. Può essere l’autostrada che aspetta solo di essere percorsa per arrivare da qualsiasi parte, come cantava Bruce Springsteen in Thunder Road. Oppure può essere l’automobile che Tracy Chapman ricorda in Fast Car, che andava così veloce da farla sentire ubriaca e le faceva immaginare che avrebbe potuto abbandonare la sua umile vita di tutti i giorni per diventare qualcuno. Il viaggio di Crystal Bowersox inizia con Ridin’ With The Radio, all’insegna di un country rock moderno che non avrebbe sfigurato in un disco delle Dixie Chicks, e prosegue con una decisa deviazione in territori folk-rock, con la cover di For What It’s Worth dei Buffalo Springfield (uno dei due soli brani che non vedono la stessa interprete anche nel ruolo di autrice).

Ma è con la terza traccia, quella che dà il titolo all’album, che si entra nel cuore pulsante della storia. Se una delle caratteristiche principali del country è raccontare storie rendendole credibili, Farmer’s Daughter è senza dubbio un brano country. La strada imboccata solo due canzoni prima raggiunge uno dei punti in cui il viaggio acquisisce consistenza e diventa reale: la sosta per riposare in un luogo che non è casa.  Per quanto l’imboccare e percorrere un sentiero che porta lontano siano i segni di una volontà che è passata all’azione, è con l’accettazione di nuovi letti in cui dormire che si svela la nuova realtà. Chiusa nella stanza di un hotel con il figlio piccolo, la figlia del contadino si rivolge alla madre assente ricordando quanto avrebbe voluto che fosse stata presente per lei, anche quando si ubriacava e maltrattava lei e i suoi fratelli, anche quando arrivò a scuola con le ossa rotte e disse a tutti che era caduta dalle scale. Il passato è una ferita ancora aperta e l’impossibilità di non ritenersi colpevoli della situazione in cui ci si trova impedisce di andare avanti. Non si tratta di un viaggio organizzato giorno per giorno, tappa per tappa, come quelli che si possono prenotare presso le apposite agenzie. Ogni brano che segue è un passaggio di un percorso che si definisce nel corso del suo stesso svolgimento. Per quanto possa essere possibile avere un’idea di quale meta si voglia raggiungere, rimane la difficoltà di trovare la forza necessaria per trovare una strada e percorrerla fino alla fine. Tutto questo nella consapevolezza che non è detto che alla fine sia davvero possibile arrivarci.

Alla fine, quando anche l’ultima nota dell’ultima traccia dell’album lascia spazio al silenzio, ci si rende conto che la meta non è stata raggiunta. Ma in ogni caso è un po’ meno lontana, e guardando indietro risulta difficile concedere ancora qualche rilevanza al fatto che il nome stampato sulla copertina possa aver raggiunto la notorietà grazie a un talent show. Qualsiasi spettacolo che abbia la pretesa di fare del talento il proprio protagonista ha bisogno di almeno tre elementi: non solo di partecipanti che ne siano dotati e di professionisti in grado di svilupparlo e valorizzarlo, ma anche e sopratutto di un pubblico dotato degli strumenti culturali minimi necessari per riconoscerlo e premiarlo. I primi due possono anche non essere sempre al massimo, ma se viene a mancare il terzo non c’è niente che coach, concorrenti e produttori possano fare per correggere i valori in campo. Motivo per cui, se capita che talenti con grandi potenzialità si trovano a soccombere di fronte a personaggi più appariscenti anche se meno “dotati”, magari perché più simpatici o perché protagonisti di vicende personali con le quali è più facile riempire le colonne dei giornali, la ricerca di un colpevole non può non partire da chi siede davanti a uno schermo ed esprime le sue preferenze. Perché quando invece il pubblico si dimostra in grado di separare la musica dalla storia personale che può accompagnarla possono arrivare anche le Alexandra Burke e le Leona Lewis. E allora anche quelle come Crystal Bowersox possono voltarsi indietro e guardare verso la loro permanenza su un palco televisivo come ad una tappa di un viaggio che magari non porta verso una Hall Of Fame, ma che comunque ha permesso di far fare alle loro vite delle svolte insperate.

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