La Brutta Giornata di Batman


Quando un’opera come la Trilogia di Batman di Christopher Nolan raggiunge un livello di successo che trascende di gran lunga l’interesse dei solo appassionati di fumetti, i fraintendimenti sono forse inevitabili. Fasce di pubblico composte da persone che fino a poco tempo liquidavano in modo sbrigativo i mondi dei supereroi, e dei fumetti in generale, come forme culturali di serie B, si trovano a soccombere davanti al fascino del Cavaliere Oscuro. E così capita che le vicende narrate sul grande schermo si trovino ad essere ricondotte alla contemporaneità. Ad esempio, alla lotta contro il terrorismo tipica dell’ultimo decennio, come anche alle contestazioni di piazza di movimenti come Occupy Wall Street. Infatti, già all’uscita del secondo capitolo della trilogia c’era stato chi aveva visto nel Joker una sorta di rappresentazione trasfigurata di Osama Bin Laden. E quando nelle sale arrivò il terzo capitolo, Bane viene interpretato come una sorta di rivoluzionario socialista che vuole espropriare i ricchi dei loro beni e restituire il potere al popolo: la rappresentazione estrema di un ipotetico leader di Occupy Wall Street che governa Gotham City attraverso una forma moderna di terrore giacobino. In pratica, tutto viene ricondotto alla storia degli USA del nuovo millennio. Il che potrebbe anche essere vero se non fosse che gli elementi narrativi che vanno a comporre i tre capitoli della trilogia affondano le proprie radici in storie pubblicate prima dell’accadimento degli stessi eventi di cui dovrebbero essere una rappresentazione. Infatti, molti sono gli elementi che i fratelli Nolan hanno utilizzato per dare vita alla loro narrazione, non esclusi fatti provenienti dalle cronache più recenti. Ma a voler individuare le fondamenta della storia è necessario andare indietro nel tempo, a storie pubblicate prima dell’affacciarsi alle cronache di Occupy Wall Street (come anche a prima dell’attentato alle Torri Gemelle). Quattro in particolare possono essere individuate come le colonne portanti del film: Il Ritorno del Cavaliere Oscuro e Batman: Anno Uno, entrambi firmati da Frank Miller, The Killing Joke di Alan Moore, e la Knightsaga. Le prime tre vedono la luce nel corso degli anni ’80, mentre la quarta viene pubblicata nel corso del decennio successivo. La lotta di Batman contro il Male precede di decenni la teorizzazione della moderna lotta contro il terrorismo. E per quanto Nolan possa aver scelto di attribuire ai villain qualche caratteristica che riecheggia nelle cronache del nuovo millennio, il profilo psicologico di Batman rimane ancorato a quello delineato da Frank Miller negli anni ’80. Batman non opera al di là della legge o in aggiunta a questa. Piuttosto si muove al di sotto, o all’ombra di essa (quando non contro). Batman non è una sorta di super soldato che interviene a comando là dove i normali strumenti di lotta istituzionale falliscono. E non è nemmeno lo strumento di una forma di giustizia sommaria che neutralizza le minacce, solo perché sono state individuate e definite come tali. Batman non è Superman o Capitan America, come non è Spawn, Azrael o il Punitore. E soprattutto, Batman non è Ra’s al Ghul.

1. Gli Inizi: Ra’s al Ghul e la corruzione di Gotham City

Rimasto orfano di entrambi i genitori quando ancora era un bambino, Bruce Wayne è un multimilionario, uno degli uomini più ricchi e potenti di Gotham City. Ma la morte dei genitori, avvenuta per mano di un balordo davanti ai suoi occhi, è un trauma che lo perseguita senza sosta. Come Leonard Shelby di Memento si risveglia ogni giorno con fresco in mente il ricordo della moglie defunta, così Bruce Wayne rivive l’omicidio dei genitori come se non fossero passati decenni. In uno dei suoi viaggi in giro per il mondo, incontra la Setta delle Ombre guidata dal misterioso Ra’s al Ghul e qui apprende le tecniche di lotta che gli serviranno al momento del ritorno nella sua città natale. Tra i due uomini c’è convergenza in merito allo stato di degrado e corruzione che sta divorando Gotham City, ma mentre il milionario è convinto della possibilità, e della necessità, di contrastare la diffusione del male, il capo della Setta sostiene che il male sia ormai così diffuso e radicato da non consentire alcuna alternativa alla distruzione completa della città e dei suoi abitanti. La prova di iniziazione che Ra’s al Ghul chiede a Bruce Wayne di superare per ammetterlo nella sua Setta consiste nel giustiziare un contadino colpevole di furto ed omicidio. Ma quest’ultimo rifiuta di sottostare alla richiesta del capo, tracciando una linea che rappresenta un limite invalicabile nel rifiuto di uccidere. La prova fallita ed il conflitto che ne segue sono solo un’anticipazione in piccola scala di quanto avverrà in futuro a Gotham City, con Ra’s al Ghul che cerca di giustiziare la città corrotta ed i suoi abitanti e Batman che continua ad opporsi all’idea di una giustizia basata su verdetti sommari e condanne preventive.

L’elemento della corruzione ad ogni livello – politico, economico e giudiziario – è centrale nella genesi del Cavaliere Oscuro. Prima ancora che contrastare il crimine perché la polizia non sarebbe in grado di farlo, Batman nasce dall’esigenza di combattere quel crimine che le istituzioni, per indolenza o per complicità, scelgono di non combattere. A differenza di quanto ambisce a fare il suo avversario, Batman non punisce i criminali: il suo unico obiettivo è contrastarli, neutralizzarli e consegnarli alle istituzioni preposte. Essendo uno degli uomini più ricchi della città, Bruce Wayne potrebbe utilizzare le sue immense proprietà e risorse per influenzare lo stato della giustizia a Gotham City, così come aveva cercato di fare suo padre prima di lui. Oppure, in alternativa, potrebbe scegliere di agire allo scoperto come il suo corrispettivo milionario dell’universo Marvel: Iron Man. Infatti, a differenza, ad esempio, di uno studente squattrinato come Peter Parker, Tony Stark non ha alcun bisogno di mantenere nascosta la sua identità: le sue immense ricchezze gli permettono di garantire la sicurezza di chi gli sta attorno. Dal canto suo, Batman afferma di indossare una maschera per proteggere chi gli sta vicino, ma la realtà è che il semplice mantenere segreta la sua identità anagrafica non gli consente di proteggere tutte le persone a lui care: la morte di Rachel Dowes per azione del Joker ne è la dimostrazione. Batman è un figlio di Gotham City, delle sue ombre, della sua violenza e della sua corruzione. A differenza di un Superman, che nonostante le nobili origini kryptoniane eredita i valori della cultura contadina del Kansas dai coniugi Kent che lo allevano come se fosse loro figlio, Bruce Wayne cresce nell’alta società, nell’elite più ricca della città. E di questa vede la corruzione, i compromessi e la decadenza. Lo sguardo di Bruce Wayne sulle istituzioni è cinico e disilluso. A differenza dell’Uomo d’Acciaio, il Cavaliere Oscuro è ben distante dal nutrire fiducia nella politica e nei suoi mezzi. Il motivo per cui non mette se stesso al servizio delle istituzioni è lo stesso che lo spinge a tenere il generatore di energia rinchiuso in un bunker nel sottosuolo nel terzo capitolo della Trilogia: la convinzione che finirebbe con l’essere trasformato in un’arma. A questo poi si aggiunge il fatto che quello di Batman non è un semplice costume (come potrebbe essere l’armatura di Iron Man, appunto) ma qualcosa che quasi vive di vita propria. E’ quella sete di giustizia e di vendetta che Bruce Wayne ha accumulato senza sosta dal momento della morte dei genitori.

2. Superman, la falce ed il martello

In Superman: Red Son, Mark Millar disegna un universo nel quale l’astronave che trasportava il piccolo Kal-El precipita sulla Terra ad un orario diverso da quello originale. Il risultato è che il bambino non viene allevato in una fattoria della campagna statunitense, ma in una ucraina. Una volta cresciuto, l’Uomo d’Acciaio abbraccia l’ideologia sovietica combattendo in favore dell’internazionalismo socialista anziché della bandiera a stelle e strisce. Sul suo petto, al posto della classica “S”, esibisce fiero la falce ed il martello della bandiera sovietica. E da uomo di fiducia di Stalin, finisce con l’ereditarne il posto diventando il leader assoluto dell’Unione Sovietica e di tutto il blocco di paesi aderenti al Patto di Varsavia. Proprio come l’originale a stelle e strisce, il Superman rosso abbraccia l’ideologia del paese in cui è nato e cresciuto, e si impegna con tutte le sue forze per rendere reale la sua utopia. A differenza di Batman, il cui corrispettivo russo va incontro ad un destino del tutto diverso.

Quegli stessi ideali che avevano fatto sì che la famiglia di Bruce Wayne si impegnasse per emancipare i cittadini di Gotham City e migliorarne le condizioni di vita, nella Russia staliniana sono considerati atti eversivi. I genitori di quello che diventerà Batman non vengono uccisi da un delinquente all’uscita da un teatro, ma sono assassinati sotto lo sguardo del figlio da uomini del regime che li accusano di essere nemici del popolo. L’odio che Bruce Wayne aveva covato per anni e che lo aveva condotto a diventare un cacciatore di criminali nella realtà di Gotham City, anche qua si indirizza verso chi l’ha reso orfano: quel regime che trova in Superman il massimo simbolo e rappresentante. E quelle differenze che nei classici universi DC avevano fatto sì che i due potessero coesistere nonostante le distanze che li separano, qua esplodono e fanno sì che debbano confrontarsi in uno scontro mortale. Questo non vuol dire che Batman sia un American Hero più di Superman, qualcuno talmente impregnato di ideali a stelle e strisce da far sì che nemmeno il suo corrispettivo sovietico possa abbracciare gli ideali del socialismo reale. Al contrario, immaginando un ulteriore scenario nel quale i genitori dell’Uomo Pipistrello fossero stati esponenti del Partito uccisi da attivisti controrivoluzionari, non è difficile supporre che l’odio di Batman sarebbe finito al servizio del regime, trasformandolo in un instancabile cacciatore di dissidenti. A differenza di Superman, Batman è animato da rabbia e vendetta, motivo per cui non accetta di porsi docilmente al servizio di alcuna catena di comando. A Batman non interessa il rispetto di alcuna regola se non di quelle che lui stesso ha scelto di adottare, e se le regole delle istituzioni entrano in conflitto con le sue, lui non esita a scegliere queste ultime.

3. Ra’s al Ghul e la Torre di Babele

Nella continuity principale dell’universo DC i rapporti tra Batman e Superman non sono sempre tesi e distanti. Anzi, in alcuni periodi della Justice League Superman è quanto di più simile ad un amico Batman abbia al di fuori della sua ristretta cerchia di persone di fiducia. Al di là della differenza di valori e visioni delle cose, Batman rispetta la lealtà dell’Uomo d’Acciaio. Ma la diffidenza e la paranoia che il Cavaliere Oscuro nutre nei confronti di tutti non risparmiano nemmeno i suoi compagni di squadra. Ad un punto tale da rischiare di condannarli tutti a morte, come narra Mark Waid nel ciclo Torre di Babele. Giorno dopo giorno Batman studia Superman, Wonder Woman, Lanterna Verde, Flash e tutti gli altri eroi per individuarne i punti deboli. Costruisce un archivio con dossier in cui descrive in modo minuzioso i mezzi e le modalità da utilizzare per neutralizzare – anche in modo definitivo, se ritenuto inevitabile – ognuno dei suoi compagni di squadra. Si tratta di un archivio che Batman custodisce su file criptati, e del quale riduce al minimo indispensabile la presenza nella sua memoria per evitare che Martian Manhunter possa scoprirlo grazie ai suoi poteri telepatici. Pur avendo combattuto a fianco di ognuno dei rappresentanti della Justice League, Batman non può fare a meno di considerare il potenziale di minaccia rappresentato da ognuno. E considera un suo dovere personale preparare delle adeguate contromisure.

Il problema sorge nel momento in cui Ra’s al Ghul riesce ad impossessarsi di questo archivio e pianifica un assalto su larga scala agli equilibri terrestri, finalizzato ad una considerevole riduzione del numero di esseri umani che lo popolano per proteggere il pianeta ed i suoi ecosistemi dai danni provocati dagli stessi. Sottrae le bare dei genitori di Bruce Wayne dal loro posto nel cimitero per distrarre il Cavaliere Oscuro impegnandolo nella loro ricerca. E con Batman sulle tracce dei corpi dei genitori morti, gli uomini di Ra’s al Ghul possono attaccare uno dopo l’altro tutti i membri della Justice League neutralizzandoli. Nel frattempo, con la più potente squadra di supereroi ridotta all’impotenza, una potente macchina chiamata Torre di Babele emette ultrasuoni che interferiscono con le attività cerebrali degli esseri umani provocando una forma di afasia su scala planetaria che impedisce la comunicazione, sia scritta che orale. Ma alla fine, la squadra di supereroi riesce a compattarsi e a rovesciare la situazione infliggendo pesanti danni a Ra’s al Ghul. Tutti i danni che gli eroi hanno subito a livello fisico intraprendono il processo di guarigione. Tuttavia, ben diverso è il discorso relativo alla fiducia nei confronti di Batman: la sue spiegazioni in merito alla necessità di avere contromisure pronte per fronteggiare ognuno di loro in caso di minaccia non convincono la squadra che infine vota a maggioranza per il suo allontanamento dalla Lega. Anche tra suoi pari e simili, Batman si conferma incapace di avere fiducia in qualsiasi struttura che non sia del tutto al di sotto del suo controllo. Per poter rimanere in squadra con gli altri esponenti della Lega, Batman non ha potuto fare a meno di violare la loro privacy. Quella stessa privacy che invece i suoi compagni hanno sempre rispettato offrendogli la loro fiducia.

4. Il Joker, l’identità di Batman e una brutta giornata

Quando ne Il Cavaliere Oscuro un ex-dipendente delle industrie di Bruce Wayne si presenta in uno studio televisivo al fine di rivelare la vera identità di Batman, il Joker chiama subito in diretta per impedire che ciò accada. Infatti, a differenza di altri avversari del Cavaliere Oscuro, non prova nessun interesse nei confronti dell’identità senza maschera del suo avversario. Joker sa che è proprio Batman la vera identità del suo avversario: chiunque egli sia una volta tolto il costume da pipistrello, non è altro che una finzione. Bruce Wayne è Batman molto più di quanto non sia il milionario circondato da donne e lussi. Come per Ra’s al Ghul, anche per il Joker Gotham City è una città corrotta, ma a differenza di quello non ha nessun interesse a punirla. Piuttosto, al contrario, il suo gioco consiste nel mostrare come siano corruttibili anche coloro che cercano di combattere il degrado. Il suo obiettivo finale consiste perciò nel farsi uccidere da Batman, costringere il Cavaliere Oscuro a violare la regola che gli impone di non farlo. Ma Batman si rivela essere disposto a sacrificare quanto ha di più caro pur di non venire meno alla sua scelta. Inclusa l’amata Rachel Dowes, la cui morte fa sì che un Harvey Dent dal volto sfigurato, si abbandoni all’odio più furioso trasformandosi nel temibile Due Facce. Batman ripete più volte nel corso della Trilogia che indossare una maschera serve a proteggere chi gli sta attorno, ma la morte di Rachel Dowes non avviene per mano di Ra’s al Ghul, il nemico che conosce la sua vera identità, quanto piuttosto a causa del Joker, che nei confronti di Bruce Wayne non nutre alcun particolare interesse.

Batman lotta contro il crimine per difendere le persone che considera innocenti. Al contrario, il Joker è convinto che nessuno è innocente, e le sue azioni sono mirate a dimostrare come basti poco perché chiunque possa trasformarsi in un criminale o in un assassino. Si tratta di un concetto che Alan Moore aveva esplicitato in The Killing Joke: tutto ciò che separa una persona sana di mente da un pazzo è una brutta giornata. Non è dato sapere se anche solo una delle storie che il Joker racconta per spiegare le origini delle cicatrici sulla faccia sia reale, ma tutte hanno in comune l’aver avuto origine in una brutta giornata. Come brutte giornate sono quella che vede un brillante ed incorruttibile procuratore trasformarsi in uno spietato assassino dal volto sfigurato, o quella che ha fatto sì che un potente milionario decida di indossare ogni notte un costume da “topo volante” per andare a lottare corpo a corpo contro dei criminali. Ed è sempre una brutta giornata quella che può far sì che un gruppo di cittadini all’apparenza onesti ed innocenti si trasformi in spietati mandanti di una strage.

Infatti, dopo aver imbottito di esplosivo due navi che stavano procedendo all’evacuazione della città, il Joker comunica ai passeggeri che su ogni nave è presente il detonatore che permette di attivare le cariche sull’altra. Le sue regole sono semplici: la prima nave che farà esplodere l’altra si salverà; se invece allo scadere del tempo stabilito nessuna avrà fatto saltare in aria l’altra, entrambe le cariche saranno attivate. In una situazione che assomiglia ad una rappresentazione teatrale dello scontro tra superpotenze nel periodo della Guerra Fredda, o anche della guerra al terrorismo, da un lato si trovano cittadini che possono decidere in modo collegiale cosa fare, dall’altro detenuti condannati per i crimini più diversi. I cittadini liberi decidono di votare per stabilire il da farsi, e a larga maggioranza il risultato indica che il bottone che innesca l’esplosivo sull’altra nave deve essere premuto. Durante la fase che precede la votazione, si fa largo la convinzione della necessità di terminare gli altri prima che questi facciano altrettanto, giustificando così la scelta di votare in favore di una strage. Sarà solo l’assenza di una persona che abbia abbastanza coraggio per premere l’innesco a salvare la vita di chi si trova sull’altra nave: la sentenza di condanna a morte per gli altri era stata deliberata a maggioranza, è solo l’assenza di un boia sul posto ad evitare l’esecuzione. In modo quasi speculare, qualcosa di simile avviene anche sull’altra nave. Qui i carcerati non possono votare per stabilire cosa fare: non ci sono votazioni democratiche e il detonatore rimane nelle mani dei militari che li sorvegliano. Ma quando un carcerato si avvicina all’uomo con il detonatore in mano e gli intima di consegnarglielo, né lui né chi gli sta attorno oppone la minima resistenza: il detonatore viene consegnato nelle mani del prigioniero, nella speranza che questo abbia la volontà di assumere su di sé la responsabilità di quel crimine del quale le guardie non vogliono macchiarsi.

A causa dell’interferenza di Batman, non è dato sapere se allo scadere dell’ultimatum il Joker avrebbe effettivamente fatto esplodere entrambe le navi. E’ lecito sospettare che il suo obiettivo consistesse nel far compiere una strage ai cittadini di Gotham in assenza di un pericolo reale, ma solo sulla base di una minaccia. Se avesse voluto essere sicuro dell’effettiva realizzazione del suo piano non avrebbe dovuto far altro che collegare gli inneschi ad un timer, in modo analogo a quanto fatto quando ha presentato a Batman l’alternativa tra la vita del procuratore Harvey Dent e quella di Rachel Dowes. In ogni caso rimane il fatto che nonostante nessuna delle due navi sia esplosa, i cittadini di Gotham avevano votato in modo democratico per l’eliminazione preventiva del potenziale pericolo rappresentato dall’altra nave. E sebbene sia riuscito a preservare la propria integrità non cedendo al desiderio di uccidere il Joker, Batman ha dovuto sacrificare prima la vita di Rachel Dowes, poi quella di Harvey Dent (travolto dallo stesso eroe mascherato per impedirgli di uccidere il tenente Gordon e la sua famiglia), ed infine anche l’integrità morale di Jim Gordon, il quale accetta di mentire su come si sono svolti effettivamente i fatti, al fine di non incrinare l’immagine del procuratore deceduto agli occhi dell’opinione pubblica e far sì che attorno ad essa sia possibile costruire una nuova politica di repressione della criminalità. Il risultato è che quella riduzione dei diritti che trasformano il penitenziario di Blackgate in una sorta di Guantanamo Bay affonda le proprie radici in una menzogna che divora dall’interno lo stesso Jim Gordon.

5. Bane e i Giochi di Prestigio

In The Prestige, John Cutter spiega più volte come ogni numero di magia sia composto da tre parti: la promessa, la svolta e il prestigio. Nella prima parte, Batman Begins, i fratelli Nolan mostrano qualcosa di ordinario: un uomo rimasto orfano dei genitori per mano di un criminale di strada che cresce nel desiderio di lottare contro quel male che è causa della sua sofferenza, e placare così la sete di vendetta che lo divora. Nella seconda parte, The Dark Knight, i fratelli Nolan prendono quell’orfano che aveva assunto l’identità di un supereroe mascherato e lo trasformano in qualcosa di straordinario: l’Uomo Pipistrello diventa quel Cavaliere Oscuro che combatte il male fino a quando non scompare nel nulla. Ma far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ecco quindi che nella terza parte, The Dark Knight Rises, il Cavaliere Oscuro riappare dall’esilio nel quale aveva confinato sé stesso per affrontare la nuova minaccia rappresentata da Bane. Il segreto di Bruce Wayne è sotto gli occhi di tutti, solo che nessuno lo vede perché desiderano credere in lui: desiderano essere ingannati. Bruce Wayne si conferma essere una finzione di Batman, piuttosto che il contrario. Batman ha condannato sé stesso davanti agli occhi dell’opinione pubblica assumendo su di sé la responsabilità dei crimini di Due Facce, e come conseguenza Bruce Wayne vive da anni rinchiuso in un’ala della sua enorme villa.

Ma l’irrompere di Bane sulla scena di Gotham City fa sì che Bruce Wayne esca dal suo depresso torpore per confrontarsi con una nuova, temibile nemesi. Come in un gioco di prestigio, Bane attira l’attenzione dell’opinione pubblica e delle forze dell’ordine su di sé, dichiarando di voler distruggere il sistema per abbattere la profonda ingiustizia che lo permea ad ogni livello. Ma questa è solo propaganda, una distrazione finalizzata a nascondere ciò che si sta consumando veramente: la vendetta di Talia al Ghul. La figlia di Ra’s al Ghul ritiene Gotham City, e in primo luogo il suo difensore mascherato, responsabili della morte del padre. E ne pianifica la distruzione. L’apparente lotta di classe è solo il telo che copre il cilindro dal quale il prestigiatore tirerà fuori gli oggetti che stupiranno il suo pubblico. E quello che si consuma sotto lo sguardo degli spettatori è un ulteriore abbattimento dei confini tra Batman e i suoi nemici, con il divenire-Batman di Talia al Ghul da una parte e il divenire-Talia di Batman dall’altro. La figlia di Ra’s al Ghul è guidata dalla stessa sete di vendetta che muove le azioni del Cavaliere Oscuro: punire Gotham City e chi l’ha protetta, rendendosi complice della morte del suo genitore. In modo del tutto speculare, Batman viene sconfitto nello scontro diretto con Bane e finisce confinato nella prigione che aveva ospitato Talia al Ghul molti anni prima di lui. Qua Bruce Wayne affronta un processo di guarigione che non è solo fisico, ma anche spirituale, fino a quando non si rende conto che per fuggire deve pensare ed agire proprio come chi ce l’aveva fatta molto tempo prima. Gli ideali di giustizia invocati da entrambe le parti sono solo finzioni, sono il terreno di scontro tra i moventi personali che agitano i protagonisti. L’ideale di giustizia di Batman non è meno secondario rispetto alla rivolta invocata da Bane. Batman non è interessato a rafforzare i sistemi di difesa di istituzioni verso le quali non nutre alcuna fiducia, ha solo sete di lottare contro i criminali per vendicare l’assassinio dei genitori che lo tormenta come un incubo ricorrente. Ad un punto tale che è solo condannando a morte Batman in un’azione suicida, nel compimento dell’estremo salvataggio della sua città dall’imminente esplosione nucleare, che alla fine Bruce Wayne può liberarsi dall’Uomo Pipistrello e cominciare una nuova, anonima vita insieme a Selina Kyle. Come Batman era nato da una brutta giornata del piccolo Bruce Wayne, così è la brutta giornata di Batman a permettere un nuovo inizio per Bruce Wayne.

Ci sono due tizi in un manicomio… e una notte decidono che sono stanchi di vivere nel manicomio. Decidono che cercheranno di fuggire. Così, salgono sul tetto e vedono dall’altra parte i palazzi della città distendersi alla luce della luna… verso la libertà. Il primo salta sul tetto vicino senza alcun problema. Ma il suo amico non osa compiere il balzo perché ha paura di cadere. Allora il primo ha un idea, e dice: “Ehi! Ho preso la torcia elettrica con me! Illuminerò lo spazio tra i due edifici. Così mi raggiungerai camminando sul raggio di luce!”. Ma il secondo scuote la testa, e dice: “Cosa credi!? Che sia pazzo? Quando sarò a metà strada la spegnerai!” (Batman – The Killing Joke)

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