Michel Faber – Sotto La Pelle


Seduta ogni giorno dietro al volante, Isserley vaga per ore lungo le strade delle lande scozzesi alla ricerca di autostoppisti da caricare a bordo della sua automobile. Il copione che si ripete da anni è sempre lo stesso: dopo una prima selezione basata sull’aspetto fisico, Isserley si impegna nel tentativo di intrecciare un dialogo con l’uomo che ha caricato, al fine di valutare se sia adatto alla sua ricerca o se sia il caso di lasciarlo andare per la sua strada. Ogni volta che un autostoppista risulta in possesso dei requisiti fisici necessari, Isserley può passare alla fase successiva, che consiste nell’addormentarlo iniettandogli nel corpo un potente anestetico e nel portarlo nella sua base. Qui, ancora privo di sensi, viene trasportato in una zona sotterranea nascosta dove viene messo in gabbia e preparato per essere lavorato, ingrassato, ed infine trasformato in cibo. Agli occhi di Isserley e di quelli che lavorano con lei, gli autostoppisti che cattura quasi ogni giorno non sono altro che “Vodsel”: gli animali che popolano il pianeta Terra e che l’industria per cui lavora trasforma in costoso e raffinato cibo ad uso e consumo dei ricchi della razza aliena di cui fa parte.

Ma a sua volta Isserley non è un’aliena come tutti gli altri che la circondano. Sottoposta in passato a molteplici interventi chirurgici che ne hanno modificato radicalmente l’aspetto per farla assomigliare ad un Vodsel, Isserley svolge ogni giorno il suo compito lottando contro il dolore fisico che le deriva dal dover vivere con un corpo per lei innaturale, nonché contro la vergogna di quell’immagine di sé che lei percepisce come deturpata e sfregiata. In modo molto chiaro, Isserley percepisce sé stessa come un essere umano che è stato storpiato e mutilato unicamente al fine di renderla idonea allo svolgimento del compito che le è stato affidato. E occultare la sua natura aliena per confondersi con i Vodsel è una parte ineludibile delle sue mansioni. Accade così che agli occhi degli autostoppisti Isserley non appaia diversa da tante altre donne che ogni giorno viaggiano in macchina lungo le strade del paese. Salgono tranquillamente a bordo dell’automobile e si siedono accanto a lei pensando di trovarsi in compagnia di una piccola donna dal grande seno che guida aggrappata al volante. Nel frattempo, con gli occhi parzialmente nascosti dagli spessi occhiali che porta sul naso, lei li studia per valutare se possono essere risultare utili o meno alla sua causa. Il tormento che le deriva dal dover convivere con un aspetto fisico del tutto assimilabile a quello delle creature che seleziona e cattura è come un’ombra che non la abbandona mai. Ed infatti, quando non si trova impegnata nella sua attività, la sua esistenza è segnata da una profonda solitudine.  Ogni volta che si ritira nella sua dimora fatiscente per riposarsi e recuperare le energie, a farle compagnia trova solo il senso d’umiliazione per quel corpo stravolto dagli interventi chirurgici e la sensazione di vergogna per tutte quelle cicatrici che decorano la sua pelle come tanti marchi d’infamia.

La presenza e l’attività di Isserley e dei suoi simili nelle solitarie lande scozzesi è la causa di uno slittamento degli uomini al secondo posto della catena alimentare. Infatti, una volta chiarito che all’interno di quel contesto gli uomini sono scivolati alle spalle di una razza aliena che riserva per sé la definizione di “esseri umani”, e che non si fa scrupoli ad utilizzarli come cibo, il romanzo sembrerebbe muoversi nella direzione di uno sguardo critico nei confronti delle industrie alimentari e del nutrimento a base di carne in generale. Ma con il procedere della lettura non solo tale chiave di lettura si fa sempre più fragile, ma anzi tende a dissolversi in favore di uno sguardo più profondo sulla contemporaneità. Il primo elemento a mettere in crisi la centralità del tema della catena alimentare interpretata in chiave anticarnivora riguarda proprio il processo industriale attorno al quale ruota tutta la narrazione. Per la specie di cui fa parte Isserley, i Vodsel non sono una fonte di nutrimento e sostentamento, come potrebbero esserlo i polli o i bovini per questi ultimi. Piuttosto vengono impiegati per produrre della carne dal sapore esotico e molto costosa: un prodotto esclusivo a tal punto da non rappresentare null’altro che un bene di lusso accessibile solo alle sfere più ricche della società. Non a caso, in nessun momento e per nessun motivo viene fatto in qualche modo cenno all’ipotesi di allevare Vodsel per poi destinarli al mercato alimentare in larga scala. Non solo non ci sono allevamenti di Vodsel, ma anzi ci sono numerose regole che stabiliscono i criteri che ne regolano la selezione. I Vodsel devono essere prima di tutto maschi: giovani, in salute, e possibilmente molto solidi dal punto di vista fisico. Questo è ciò che fa sì che Isserley possa decidere se fermarsi a caricare un uomo che chiede un passaggio ai margini della strada, o al contrario continuare a vagare alla ricerca di un nuovo candidato potenzialmente più idoneo. Poi, una volta caricata in macchina la possibile preda, inizia la seconda fase della selezione. Facendo finta di parlare solo per rompere il silenzio del viaggio, Isserley cerca di tenere il dialogo con il Vodsel sotto controllo in modo da scoprire se è sposato, se qualcuno lo aspetta, perché si trova a viaggiare in autostop, e così via… In altre parole, il suo obiettivo consiste nell’ottenere una serie di informazioni che le permettano di valutare se qualcuno sa dove si trova in quel momento e, soprattutto, se c’è qualcuno che lo aspetta o che comunque potrebbe dare un allarme se non dovesse vederlo arrivare nell’immediato futuro.

Pertanto la preda di Isserley deve essere un maschio sano, possibilmente giovane e in forma, ma allo stesso tempo un emarginato, o comunque non strettamente collegato ad una struttura famigliare o sociale che potrebbe allarmarsi immediatamente in seguito al prolungarsi imprevisto della sua assenza. Sembra quindi apparire in modo sempre più chiaro che la struttura fantascientifica del romanzo non descrive un’ipotetica realtà nella quale gli uomini non si trovano più in cima alla catena alimentare. Si tratta piuttosto di uno sguardo, attraverso gli occhi alieni di Isserley, sul mondo di oggi e su come già adesso gli esseri umani siano ben distanti da una condizione di parità. Da un lato c’è una classe dominante, composta dai pari di Isserley e dall’Elite a cui a loro volta questi sono sottomessi, e dall’altra ci sono gli sfruttati, gli esseri umani terrestri in generale, ed in particolare gli emarginati, che possono essere trasformati in cibo per le Elite senza che nessuno protesti, né senta la mancanza o semplicemente se ne accorga. La chiave di tutto è lo sfruttamento. Ma non si tratta di una semplice contrapposizione tra sfruttatori e sfruttati, tra bianco e nero. Isserley è l’essere che operativamente caccia e cattura gli autostoppisti, fornendo la materia prima all’industria di cui è parte integrante; ma allo stesso tempo è a sua volta una sfruttata, un’emarginata intrappolata dentro un corpo che detesta e che è fonte di continua sofferenza. E’ condannata a svolgere una mansione che rappresenta tutti i fallimenti e le delusioni di un passato che non è più null’altro che un triste ricordo.

I limiti entro i quali si deve muovere Isserley non sono solo geografici, ma anche prima di tutto sociali. Infatti, per quanto da un punto di vista strettamente materiale la selezione si basi esclusivamente sull’aspetto fisico dell’autostoppista, la seconda fase, quella del dialogo mentre la macchina macina chilometri, serve a tutelare l’attività che sta svolgendo. Far sparire una persona bene inserita all’interno di un contesto sociale significherebbe far scattare un allarme e far partire indagini e ricerche. Al contrario, la sparizione di un vagabondo, di un viaggiatore solitario, o semplicemente di una persona sola, è qualcosa che non interessa nessuno. E’ così che negli emarginati che svaniscono nel nulla senza attirare l’attenzione di nessuno sfumano le immagini dei sottomessi e degli sfruttati. Nell’anonimato delle vittime dell’industria per cui lavora Isserley non è difficile riconoscere i tratti dei minori in balia dello sfruttamento della manodopera costretti a turni massacranti per pochi spiccioli. Come è anche possibile intravedere i contorni delle donne, quando non delle ragazze, schiavizzate e costrette a prostituirsi nel mercato del sesso. In pratica, alle spalle degli autostoppisti per mano aliena si agitano i fantasmi di tutte quelle persone costrette ogni giorno a subire violenze, umiliazioni e torture per i motivi più diversi. La razza di Isserley non rappresenta semplicemente gli uomini che fanno male agli animali. Per arrivare ad un simile obiettivo sarebbe stato sufficiente chiudere i Vodsel all’interno di batterie analoghe a quelle dei polli. Più crudelmente, la razza aliena rappresenta quell’umanità che rimane chiusa all’interno della torre d’avorio dei propri interessi o del proprio piacere, indifferente al destino altrui. Se Il Pianeta delle Scimmie era l’affresco di un mondo all’interno del quale il razzismo era ancora ben presente e lo denunciava facendo indossare all’uomo bianco gli scomodi panni del discriminato, Sotto La Pelle si spinge oltre l’etnia per andare a scavare all’interno delle persone, appunto al di sotto dell’epidermide, per puntare il proprio obiettivo in direzione di altre forme di sfruttamento e discriminazione.

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