Stephen King – Notte Buia, Niente Stelle


Come qualsiasi scrittore che nel corso degli anni sia riuscito a costruire attorno a sé una solida base di ammiratori e consensi, in occasione di ogni sua nuova pubblicazione anche Stephen King non può evitare di confrontarsi con gli standard che egli stesso ha stabilito nel corso della sua pluridecennale carriera. E più precisamente, in occasione di Notte Buia, Niente Stelle torna a cimentarsi con la scrittura di racconti lunghi legati da un tema comune. Come già, ad esempio, in Stagioni Diverse, il maestro del brivido pubblica sotto uno stesso titolo quattro racconti che in comune non hanno solo la sua firma, ma anche i temi di fondo che animano l’agire dei personaggi che li popolano. In 1922, l’agricoltore Wilfred Leland James confessa il crimine di cui si è macchiato: l’assassinio della moglie e l’occultamento del suo cadavere nel pozzo per evitare che questa potesse vendere il terreno che aveva ricevuto in eredità, un’area di terra confinante con la fattoria di cui il marito si considera il vero proprietario; Maxicamionista è la storia di Tess, l’autrice di una serie di gialli aventi per protagoniste le vecchiette del Circolo della Maglia, che prima viene aggredita e stuprata da un enorme sconosciuto, ed in seguito si trova ad essere abbandonata, ferita e sotto choc, in un canale di scolo, erroneamente ritenuta morta dal suo aggressore; La Giusta Estensione ha come protagonista David Streeter, un bancario malato di cancro in fase terminale, che incontra il misterioso venditore George Elvid (evidente anagramma di “Devil”) il quale gli propone uno scambio, la sua guarigione in cambio della sorte di qualcun altro a sua scelta, qualcuno che odia profondamente, ed una percentuale del suo stipendio annuale; ed infine, in Un Bel Matrimonio si assiste alla scoperta da parte di Darcy di un terribile segreto che Bob, l’uomo con cui è sposata da ventisette anni, custodisce gelosamente: una seconda vita della quale non aveva mai sospettato nulla ed il cui emergere non può non cambiare in modo irreparabile gli equilibri che fino a quel giorno avevano regolato la quotidianità sua e di tutta la sua famiglia.

Uno stupratore, un uxoricida, un serial killer, ma anche un normale padre di famiglia sono i quattro volti che lo scrittore del Maine usa per declinare la malvagità che può agitarsi nell’animo umano. Ed in tutti e quattro i casi, seppur ogni volta con scopi e modalità differenti, si tratta di forme di crudeltà che in qualche modo, direttamente o meno, si abbattono sull’universo femminile. C’è l’agricoltore che non accetta che una donna, anche se sua moglie e legittima proprietaria del terreno che ha ereditato, possa decidere cosa fare del suo possedimento terriero contro la volontà dell’uomo di casa, e c’è lo stupratore per il quale le donne non sono altro che oggetti dei quali abusare per soddisfare la sua fame di piacere; c’è il serial killer che tortura ed uccide le donne, del tutto indifferente alla sofferenza che di cui è causa, ed infine c’è anche il padre di famiglia che, pur non sporcandosi di sangue le mani in prima persona, e pur essendosi costruito una sua famiglia ed una vita di affetti, non esita a sfruttare l’occasione che gli viene offerta per vendicarsi di un torto subito molti anni prima (da parte della ragazza di cui era stato innamorato molti anni prima e del suo migliore amico che con questa aveva intrecciato una relazione destinata a sfociare in un matrimonio e due figli).

In un modo o in un altro, quello che hanno in comune tutte le donne che attraversano le vicende raccolte in Notte Buia, Niente Stelle consiste nel doversi confrontare con un universo maschile che non è disposto ad accettare rifiuti da parte loro, che malgrado il passare degli anni ed il progresso sociale e culturale non ne riconosce l’autonomia e la volontà. Ancora un volta, Stephen King dimostra di un essere un raffinato esploratore della mente umana, capace di metterne a fuoco tanto la parte razionale quanto le pulsioni che la agitano e non raramente la muovono. Le donne dei suoi romanzi sono personaggi vivi e pulsanti, e una dopo l’altra si trovano a fronteggiare, anche quando non si trovano al centro della narrazione, dolore e sofferenza a causa delle loro scelte di non rispettare i confini che erano stati segnati attorno a loro. Animata da un desiderio di emancipazione, la moglie di Wilfred James paga il suo desiderio di lasciare la campagna, unica vera ragione di vita del marito, per andare a vivere in città, e Darcy scopre l’orrore che per tutta la durata del suo matrimonio si è nascosto nell’ombra dell’apparente, anonima ordinarietà delle loro esistenze nel momento in cui si avventura nel garage, in quello spazio sul quale il marito vigila in modo maniacale. Muovendosi su un piano quasi simbolico, Tess si trova ad affrontare una violenza mostruosa in seguito alla sua scelta di allontanarsi dalla sicurezza delle strade più frequentate: il desiderio di tornare al più presto a casa dal suo gatto Fritzy è ciò che la farà cadere nella trappola che ha allestito il maxicamionista. Ed allo stesso modo, il destino che attende la moglie del migliore amico di Streeter nasce da un rancore che quest’ultimo ha covato silenziosamente per anni, da quando quella che una volta era la sua ragazza scelse di lasciarlo preferendogli l’uomo che diventerà suo marito e padre dei suoi figli.

In tutti i casi si tratta nuovamente di forme di orrore che nascono dall’oscurità nell’animo umano. E come già in passato con le storie di Jessie (Il Gioco Di Gerald) e soprattutto di Dolores Claiborne, la forza e l’attualità che emanano le parole dello scrittore del Maine nascono dalle radici che queste affondano nel presente, nella quotidianità delle cronache che affollano i giornali ed i notiziari. Gli incubi che il lettore si trova a fronteggiare muovono i propri passi a partire da un’ordinaria routine nella quale irrompono violentemente i mostri, persone apparentemente normali nelle quali l’egoismo si sprigiona attraverso l’assoluta indifferenza nei confronti della sofferenza altrui. Wilfred Leland James considera i desideri della moglie nulla più che arroganti pretese che rischiano di privarlo di ciò che per lui conta veramente: la terra; per Bob, il marito di Darcy, le donne sono lo strumento del soddisfacimento di appetiti sessuali macabri e sadici; e per il maxicamionista le donne non sono nulla più che bambole di carne da usare e poi gettare nella sua personale discarica una volta danneggiate irreparabilmente. Ma sebbene apparentemente differente rispetto agli altri tre racconti, soprattutto in virtù della presenza al centro della storia di un elemento sovrannaturale, è proprio La Giusta Estensione a porsi come chiave di lettura dell’opera nella sua interezza. David Streeter non è uno stupratore e non è un assassino, perlomeno non direttamente: a differenza degli altri non si sporca le mani in prima persona. Ma non per questo suscita meno orrore. Anzi, l’indifferenza, quando non il compiacimento, con cui assiste al male che si abbatte sull’esistenza del suo migliore amico e della sua famiglia, come conseguenza di un rabbioso rancore che trova il proprio alibi nel desiderio di guarire, diventa un esemplare ritratto della malvagità umana. Il risentimento accumulatosi nel corso del tempo sulla base di un numero sempre crescente di fallimenti personali ed invidie nei confronti dei successi altrui cala spietato sul destino del suo amico senza che lui debba correre alcun tipo di rischio. La sua è una vendetta pulita: niente e nessuno possono collegarlo alla tragedia che colpisce Tom Goodhugh. E come il più macabro e spietato dei torturatori, David non esita a sederglisi accanto per godersi il piacere che gli deriva dalla visione del suo dolore altrui. Tom crede che David continui ad andare a trovarlo in nome della vecchia amicizia che li unisce, ma il vero motivo che spinge questo a continuare a frequentarlo non si riduce ad altro che al piacere derivante dal vedere cadere a pezzi quella vita che invidiava. La sua mostruosa capacità di sedere a fianco della sua vittima, facendo finta di essere mosso dal desiderio di offrirgli conforto nei confronti di quella stessa sofferenza di cui lui è la prima ed unica causa, e soprattutto senza provare alcun tipo di rimorso, rappresenta il volto di un male che può nascondersi dietro le espressioni educate e sorridenti di quello che viene considerato un buon vicino di casa o magari un caro amico di vecchia data. Perché alla fine questo è Notte Buia, Niente Stelle, un viaggio nell’orrore che si può annidare nei desideri di chi vive nella casa a fianco.

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