Chuck Palahniuk – Ninna Nanna


Carl Streator è un giornalista sui quarant’anni che in occasione di un servizio sulle morti nelle culle al quale sta lavorando scopre l’esistenza di una ninna nanna mortale. Il Canto della Dolce Morte è un’antica filastrocca africana che ha il potere di uccidere qualsiasi persona alla quale venga recitata. Carl la scopre quasi per caso, notando che sui luoghi delle morti nelle culle c’è una costante: un libro intitolato Poesie e Filastrocche da Tutto il Mondo la cui lettura sembra essere giunta sempre ad una medesima pagina, quella appunto con la ninna nanna africana. La filastrocca gli penetra in testa ed involontariamente lo trasforma in un serial killer: ogni volta che perde il controllo, la ninna nanna scorre veloce attraverso la sua mente uccidendo lo sventurato che ha causato, quasi sempre involontariamente, la sua ira. Resosi conto della pericolosità della ninna nanna e del fatto che la sua diffusione potrebbe portare allo sterminio dell’umanità, o quantomeno ad una sua radicale trasformazione, Carl unisce le sue forze a quelle di Helen Hoover Boyle, un’agente immobiliare specializzata nella compravendita di case infestate, all’aspirante strega Mona e al suo ragazzo, l’ecoterrorista Ostrica. Tutti assieme si mettono in viaggio attraverso gli Stati Uniti con lo scopo di distruggere tutte le copie esistenti del libro, cercandole nei negozi e nelle biblioteche come a casa di chi risulta possederne una copia . Ciò che unisce Carl e Helen è un passato comune: entrambi sanno di essere stati inconsapevolmente responsabili, proprio per via della lettura della ninna nanna mortale, della morte dei loro cari. Entrambi conoscono la filastrocca e ne condividono il peso; ma mentre il giornalista ha difficoltà a controllarsi e per questo assume contro la sua volontà i connotati di un serial killer, Helen ha imparato a sfruttarne il potenziale uccidendo su commissione per conto del governo. Ma non passa molto tempo prima che emerga un anche un secondo obiettivo: trovare il grimoire, un antichissimo ed estremamente potente libro di magia, dal quale proviene la filastrocca stessa. Carl vuole trovarlo per distruggerlo ed impedire che altri pericolosi incantesimi possano diffondersi; Helen desidera trovarlo per riportare in vita il suo piccolo figlio, da lei stessa ucciso con la ninna nanna; ed infine Mona e Ostrica vogliono utilizzarlo per risolvere a modo loro i problemi del mondo.

Indipendentemente dall’esito della storia, il tema che il romanzo di Palahniuk non si stanca di esplorare, facendolo muovere in diverse direzioni, è principalmente uno: il potere della parola, ed il linguaggio in generale inteso come infezione. Riprendendo una celebre espressione di William Burroughs (successivamente ripresa da Laurie Anderson), si potrebbe dire che il linguaggio è un virus, in alcuni casi mortale, in molti altri finalizzato solo a condizionare chi ascolta o legge. E quella che discende da simili premesse è una visione distopica della società nella quale le paure della fantascienza classica (da Orwell a Bradbury), nei confronti di un potere che si esercita attraverso la censura ed il controllo, vengono rovesciate nei loro opposti. La pericolosità del linguaggio è metaforicamente rappresentata in primo luogo dalla ninna nanna che costituisce anche il titolo del libro. La filastrocca è la parola che, in virtù del suo potere mortale, irrompe in modo irreversibile all’interno della vita altrui: una notizia, un’informazione, un segreto, o perfino solo una semplice confidenza, possono penetrare all’interno di chi riceve il flusso verbale, modificandolo anche in profondità, impiantando una conoscenza, un’idea, che inevitabilmente andrà a modificare l’orizzonte di conoscenze del soggetto. La ninna nanna mortale che ha infettato la mente di Carl è la rappresentazione ideale di una concezione del linguaggio inteso come contagio che, sempre all’interno dello stesso romanzo, trova una speculare concretizzazione negli annunci falsi che Ostrica fa pubblicare sui quotidiani. Intransigente ambientalista ed animalista, quest’ultimo è autore di falsi annunci che minacciano azioni collettive contro un particolare bersaglio da lui considerato meritevole di essere colpito. La struttura degli annunci è sempre la stessa: quello che di volta in volta viene indicato come bersaglio si trova ad essere associato ad un’immagine profondamente negativa, tale da poter essere presa in considerazione al fine di una causa giudiziaria collettiva. Ad esempio, un ristorante può essere nominato all’interno dell’annuncio come possibile causa di malesseri vari, ed il fatto che si faccia riferimento ad azioni collettive vuole essere un’indicazione di come il disagio non sia stato subito solo da casi isolati. Essendo  falsi, risulta chiaro che tali annunci non hanno alcuno scopo sul piano legale. Il loro obiettivo consiste piuttosto nell’impiantare nella mente di chi li legge il dubbio che l’oggetto citato possa essere molto nocivo e aver danneggiato tante persone, nel far calare un ‘aura di negatività su qualcosa che invece risulta essere colpevole di aver violato solo le istanze ambientaliste e animaliste di Ostrica.

Avvalendosi degli stessi meccanismi tipici della pubblicità e delle campagne di marketing in generale, gli annunci di Ostrica cercano di andare ad influenzare in senso negativo il processo decisionale che influenza le scelte dei consumatori. Di fronte ad un panorama all’interno del quale un prodotto, un servizio, un bene in generale, può risultare preferibile ad altri simili anche in virtù di uno o più valori aggiunti (status, benessere, etc.), la contro-pubblicità di Ostrica non va a colpire direttamente l’oggetto in sé, si occupa piuttosto di insinuare dubbi che possano renderlo meno appetibile. Ed è sulla base di simili premesse che prende forma il Grande Fratello moderno, che per Palahniuk, a differenza di quello orwelliano, non agisce attraverso l’imposizione del silenzio, ma per mezzo di un eccesso di dati ed informazioni. Il condizionamento delle informazioni nelle società moderne, delle tendenze come delle notizie, non avviene attraverso una selezione alla base che agisce mediante la censura o l’imposizione del silenzio. Ad esempio, nel mondo di Fahrenheit 451, il potere rivoluzionario dei libri discendeva direttamente dal divieto di leggere: in un contesto all’interno del quale le letture sono vietate, la lettura di un singolo libro può avere un valore dirompente. Nella realtà di Palahniuk, invece, la forza delle singole informazioni viene diluita sommergendola con una marea di altri dati: nel mondo di Ninna Nanna, il potere del libro che ha scatenato la ribellione di Guy Montag viene annullato sommergendolo con migliaia e migliaia di altre pubblicazioni. Questo è il motivo per cui Ostrica non cerca di colpire i suoi bersagli diffondendo notizie o informazioni, ma attraverso suggestioni. Ostrica non spiega perché non bisognerebbe andare in un certo locale o perché non bisognerebbe acquistare un certo oggetto, non si muove sul piano della comunicazione esplicita, nella coscienza che un simile approccio potrebbe essere esposto a critiche e contestazioni di segno opposto. Piuttosto si limita a diffondere insinuazioni, lasciando che sia il lettore a trarre le sue conseguenze. Non invita direttamente la gente a non andare in determinato locale, lo fa per vie traverse suggerendo l’idea che il posto in questione possa aver fatto male a così tante persone da presentare gli estremi per una denuncia collettiva.

Sebbene gli annunci di Ostrica abbiano lo scopo di impiantare nella mente di chi legge dubbi in grado di condizionarne il comportamento, si tratta comunque di processi reversibili. Invece, quello rappresentato dalla ninna nanna africana è il condizionamento irreversibile, assolutamente definitivo: la morte. La ninna nanna è la frase che irrompe nella mente del soggetto e lo condiziona a tal punto da non permettergli mai più alcun tipo di scelta. Ipotizzando una scala di forza delle frasi sul piano comunicativo, quanto più le parole si spingono in profondità, tanto meno i processi che mettono in moto possono essere reversibili. La ninna nanna africana rappresenta, appunto, il condizionamento che non può essere contrastato: è l’idea che annulla il soggetto. Quella che Ninna Nanna mette in questione è l’idea di un’informazione come fonte ingenua ed innocente di emancipazione. Dai morti causati dalla filastrocca africana agli sprovveduti che rispondono agli annunci di Ostrica, le parole sono sempre fonte di violenza sul prossimo. Non a caso, su tutto aleggia l’ombra oscura del grimoire, di quel testo di magia così antico e potente da permettere a chi dovesse possederlo di condizionare, o addirittura dominare, tutto il mondo. E all’interno di un quadro simile, il fatto che Palahniuk abbia scelto qualcosa di apparentemente innocuo come una ninna nanna, una filastrocca per bambini, per dare una forma all’aspetto più pericoloso della comunicazione sembra alludere, nemmeno troppo velatamente, a come i rischi maggiori possano annidarsi dietro un volto rassicurante. Non in un libro controverso, in un film violento e contestato o in un disco oggetto di polemiche, ma è dietro un’apparentemente innocua filastrocca per bambini, cioè alle spalle di qualcosa di assolutamente rassicurante, che si nasconde una terribile infezione linguistica. E similmente, Ostrica non potrebbe trovare per il proprio estremismo un abito più comodo e rassicurante della giustizia e della legalità: è proprio travestendola ogni volta da lotta contro una serie di fantasiosi torti subiti che Ostrica riesce a portare avanti la sua campagna a base di allusioni diffamanti. E così, se da un lato la comunicazione militante non può fare a meno di comportarsi come la pubblicità alla quale si oppone per conseguire i propri obiettivi, dall’altro proprio nel fare tutto ciò si rivela essere esattamente come quel nemico contro il quale dichiara di essere schierata. Ed entrambi non possono evitare di fare riferimento allo stesso terreno comune, a quel rumore di fondo dal quale emergono.

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