Archivio febbraio 2019

Dissolvenze in Bianco

È un sabato mattina di festa presso l’Appleyard College, un’istituto femminile alcune decine di chilometri fuori Melbourne, in Australia. Non solo perché è San Valentino, ma soprattutto perché è il giorno del tanto atteso picnic a Hanging Rock. Il collegio è una piccola bolla vittoriana all’interno della quale, tra corsetti che costringono i busti e una ferrea educazione che fa la stessa cosa con il comportamento, le ragazze vengono disciplinate al fine di diventare madri e mogli rispettabili, donne perbene. L’allontanamento per un giorno dalle sue stanze silenziose e dai suoi cancelli chiusi è una piccola ventata di aria fresca, resa ancora più eccitante da altri innocui strappi alle regole, come il consenso da parte della direttrice a sfilare via i guanti una volta distanti da sguardi indiscreti. Hanging Rock è un’enorme massa vulcanica che con i suoi milioni di anni allunga la sua ombra minacciosa sul panorama circostante, un affascinante dedalo di pietra pronto a inghiottire chiunque ceda alla tentazione di addentrarsi nell’ignoto dei sentieri che si snodano tra buche, feritoie e pareti scoscese. Ma a prescindere dalla sua ingombrante presenza, il picnic si svolge all’insegna di una tranquilla e serena ordinarietà, a un punto tale che le insegnanti non trovano nulla da eccepire quando quattro ragazze – Miranda, Marion, Edith e Irma – chiedono il permesso di allontanarsi per andare a osservare la roccia più da vicino. Nel frattempo un calmo torpore cala sul picnic, avvolgente come una droga trasportata dall’aria, ma quello che porta con sé è un sonno della ragione destinato a lasciare spazio a qualcosa di ignoto. Delle quattro ragazze che si erano allontanate, solo la più giovane, Edith, torna indietro sconvolta e incapace di spiegare cosa l’abbia terrorizzata. In compenso, alla fine del giorno anche Miss McCraw risulta mancante all’appello, l’insegnante di matematica che si era mossa alla ricerca delle ragazze scomparse. Delle quattro persone ancora mancanti, solo la giovane Irma sarà ritrovata una settimana dopo, priva di sensi e senza alcuna memoria dell’accaduto. La sparizione delle altre due studentesse e dell’insegnante di matematica assume così il profilo di un mistero destinato a rimanere senza soluzione.

È la fine dell’innocenza. O, meglio, la fine di un’illusione che come un’incantesimo proteggeva il mondo dell’elegante collegio. Le antiche asperità di Hanging Rock hanno aperto uno squarcio nella bolla vittoriana all’interno della quale perfino ogni più piccolo gesto era oggetto di ordine e disciplina. La storia narrata da Joan Lindsay si muove ai confini del sogno per raccontare un drammatico risveglio, come in un romanzo gotico all’interno del quale un qualche orrore torna da spazi o tempi lontani per sconvolgere le certezze del presente. Le piccole consuetudini della quotidianità, il rispetto dell’etichetta come le buone maniere in società, non sono in grado di elaborare un evento che sembra trascendere le facoltà umane, tanto da non consentire neppure alle ragazze che hanno fatto ritorno di ricordare quanto accaduto. La vicenda, vista attraverso gli occhi di chi è rimasto, appare terribile e drammatica, ma la completa assenza di qualsiasi indizio in merito al destino delle due studentesse e della professoressa di matematica non consente di escludere alcuna ipotesi, inclusa quella di un allontamento volontario in seguito a qualche forma di illuminazione o liberazione. La brutale violazione di una quotidianità ovattata e rassicurante che emerge ineludibile dalle pagine del romanzo per diventare il centro tanto del film di culto del 1975 filmato da Peter Weir, quanto della più recente serie televisiva con protagonista Natalie Dormer. Due opere in apparenza distanti tra loro, quasi opposte, ma allo stesso tempo complementari nel raccontare la violenza che la misteriosa sparizione esercita su un ordine sociale che trova uno dei suoi fondamenti nell’opposizione a qualsiasi cambiamento.

Se da un lato nella cultura vittoriana tutto, dall’abbigliamento all’arte e all’arredamento, fugge dal vuoto per muoversi in direzione della pienezza e dell’abbondanza, dall’altro la misteriosa catena di eventi iniziata con il picnic a Hanging Rock non si limita a lasciare un vuoto spaventoso, ma priva chi rimane a fronteggiarlo anche degli strumenti per riempirlo. Lo squarcio nella bolla della quotidianità genera un vuoto che, fedelmente al romanzo, il film di Weir racconta nei termini di una serie di perdite: quella delle ragazze e dell’insegnante che non faranno mai ritorno come quella della memoria di Irma ritrovata inspiegabilmente ancora viva dopo oltre una settimana. Uno svuotamento che arriva a mettere in crisi la fede in una realtà e in un ordine sociale ritenuti immutabili. Perdite che non sono solo smarrimento e ignoranza ma che potrebbero anche essere una forma di protezione rispetto al trauma di qualcosa di nuovo e inaspettato, o che proprio in virtù del fatto di non poter essere comprese possono diventare fonte di esotiche e travolgenti fascinazioni. Non a caso bastano pochi istanti per far sì che la bellezza e le movenze di Miranda catturino lo sguardo del giovane Michael Fitzhubert, che ne rimane ammaliato come tempo prima era accaduto a Baudelaire davanti all’ignota Passante, facendola emergere in mezzo al gruppo delle misteriose fanciulle in fiore e suscitando un desiderio che rasenta l’ossessione. Proprio in tal senso la serie televisiva, in virtù di tutte le sue libertà e le sue alterazioni rispetto alle opere di Lindsay e di Weir, diventa complementare portando sullo schermo l’horror vacui generato dalle perdite, l’indifferenza silenziosa con cui la realtà ignora le richieste di spiegazioni da parte di una società alla ricerca di risposte. Lo squarcio nella sfera che avvolge la normalità collegiale, un vero e proprio affronto all’ordine costituito, ha generato un vuoto che la paura affolla di fantasmi alternando ricordi e immaginazione, un’apertura verso il mondo esterno e le sue indesiderate attenzioni a base di voci, intromissioni, pettegolezzi e illazioni. Il collegio non può evitare di fare i conti con la propria paralisi: l’assenza delle scomparse è un fantasma che aleggia ingombrante quanto i segni che permangono della loro sempre più sfuggente presenza.

Pubblicato alla vigilia del Sessantotto, ma ambientato in un periodo appena precedente le azioni dei movimenti femministi per la parità dei diritti di inizio ‘900, il romanzo di Joan Lindsay smaschera la finzione di un apparato disciplinare che si considera depositario di norme e principi assoluti fondati su moralità e tradizione volti a ingabbiare la femminilità, ma la cui fragilità basata su imposizioni e autoritarismo inizia a implodere nel momento in cui i corpi su cui esercita il suo potere sono sottratti al suo controllo. La misteriosa sparizione delle ragazze, come i corpetti rigidi abbandonati sulla rocca, rappresenta anche una liberazione dall’opposizione al regime educativo preposto al loro controllo. In assenza di un crimine o un reato ben definito, l’effetto risulta analogo a quello di una diserzione ingiustificata dalla dimensione militare del collegio. Non è un caso che le tre scomparse, nonostante le differenze di estrazione e ruolo, risultino tutte accumunate da una sorta di propensione a trascendere la limitatatezza di una femminilità finalizzata a suscitare l’esclusivo interesse da parte di qualche buon partito da sposare. Marion è dotata di un acuto intelletto, con una curiosità nei confronti delle scienze e del sapere che le fanno provare stupore e fascinazione davanti all’antichità plurisecolare delle vette di Hanging Rock, cioè l’esatto contrario di Edith, che messa di fronte alla semplice informazione dell’antichità della formazione rocciosa si ritrae provando orrore. In modo analogo, in un collegio dove ampia parte degli studi sono dedicati alle arti, domestiche e non, essendo insegnante di matematica a Miss McCraw viene riconosciuto un ruolo più “maschile” rispetto a chi invece si occupa di impartire lezioni di francese o di portamento. E infine Miranda, l’amata e stimata capoclasse che grazie al suo carisma trasmette l’idea di essere a conoscenza di segreti che le altre ignorano, come una di quelle donne che venivano accusate di stregoneria e potevano finire bruciate su roghi appiccati da quanti non erano in grado di comprendere o condividere le loro parole o azioni.

Nonostante l’ampia e diffusa retorica a proposito di emancipazione femminile, la progressiva conquista di diritti non procede di pari passo con un vero progresso culturale. A un punto tale che anche il ‘900 continuerà a essere segnato da dicotomie tutt’altro che moderne, e che negli anni Zero si ripresenteranno con rinnovato vigore, non ultima quella mai sopita tra puttane e angeli del focolare. Proprio come sul piano razziale, l’abolizione istituzionale di discriminazioni e segregazioni si muove a una velocità diversa rispetto all’accettazione della diversità da parte delle collettività. Un distacco che crea un vuoto in grado di inghiottire chi si perde a metà strada: in fin dei conti, le ragazze scomparse a Hanging Rock erano troppo perbene per essere fiere ribelli, ma forse non abbastanza per accettare supinamente quell’unico sentiero che avrebbero dovuto percorrere per il resto delle loro vite. Troppo privilegiate per essere considerate vittime di forzature e costrizioni, ma allo stesso tempo non abbastanza autonome per poter affermare le proprie scelte, le ragazze pagano con l’invisibilità il prezzo dell’emancipazione dall’ordine costituito. Non è forse un caso che l’unica a ricomparire sia proprio Irma, la giovane ereditiera con un nome troppo importante per scivolare nell’anonimato, e tutto sommato anche ben disposta a rimettersi alla volontà della sua famiglia. Nei paesi più “avanzati” le donne hanno conquistato diritti che consentono loro di compiere scelte che riguardano il loro privato al pari degli uomini ma, a differenza di questi, se non fanno le scelte giuste possono ancora essere colpite dallo stigma dell’infamia.

La decadenza del collegio racconta la favola senza lieto fine di una sconfitta che non è disposta in alcun modo a concedere ad altri la possibilità di festeggiare una qualche vittoria. È la casa che per anni ha respinto con fermezza qualsiasi ipotesi di ammodernamento e che finisce per crollare a causa di un’obsolescenza diventata irreversibile, schiacciando sotto il proprio peso quanti non hanno avuto il modo o la possibilità di allontanarsi in tempo. Un drammatico intreccio di destini che si manifesta travolgendo la giovane Sara, amica e compagna di stanza della scomparsa Miranda, alla quale era stato vietato di partecipare al picnic per questioni disciplinari, e le cui piccole ribellioni assumono un profilo sempre più intollerabile. Se in passato i suoi atti di disobbedienza potevano risultare perfino funzionali al controllo da parte del collegio, in quanto occasione di esempi punitivi mirati all’educazione attraverso la deterrenza e l’avversione, in seguito alla sparizione delle sue amiche e compagne la sua stessa sopravvivenza diventa l’esposizione della debolezza di un istituto sclerotizzato nell’ottusità delle sue piccole repressioni, una sfida a un’autorità intollerante e ottusa che la considera una forma di dileggio e sberleffo. Nell’insieme di tutto ciò che rappresenta, l’Appleyard College è un enorme ritratto di Dorian Gray nel quale la cultura vittoriana si trova obbligata a prendere coscienza della fine della propria giovinezza. È in questo gioco di riflessi che Picnic a Hanging Rock diventa l’immagine di una cultura che si ostina a vivere in uno specchio dal quale restituisce lo sguardo mostrando tutti i segni di un invecchiamento carico di risentimento.

 

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